Un Paese per giovani: arriva la pagella che valuta i sindaci. Sempre più Comuni introducono lo Youth test per misurare l’impatto delle delibere sugli under 35. “È un cambio di paradigma”. La Repubblica, sabato 18 aprile 2026, pag. 28.

La valutazione d’impatto generazionale delle leggi è un cambio di paradigma per le politiche pubbliche, perché vengono messi i diritti dei giovani e delle future generazioni al centro delle scelte della società italiana. Qui l’articolo precedente sulla “VIG”. la valutazione di impatto generazionale ed il Future paper” che ne analizza le basi giuridiche

Un Paese per giovani: arriva la pagella che valuta i sindaci. Sempre più Comuni introducono lo YOUTH TEST per misurare l’impatto delle delibere sugli under 35. “È un cambio di paradigma”. La Repubblica, sabato 18 aprile 2026, pag. 28 di Viola Giannoli.

I giovani sono dentro i sondaggi, catalogati in percentuali…” cantava Jovanotti. Ma per i giovani che si fa? Quali e quante leggi gli vengono cucite addosso? E che impatto ha sulla Gen Z una delibera comunale? Parma lo sa. È stata la prima in Europa a introdurre lo Youth test, uno strumento per misurare gli effetti di qualsiasi scelta amministrativa sugli under 35. In pratica si prende una norma e si guarda se è chiaramente o potenzialmente destinata ai ragazzi. Così ogni città può capire quanto il proprio documento unico di programmazione, cioè la carta strategica e operativa che guida le azioni degli enti locali, sia a misura di giovani. Ad esempio: se in un mega concerto in piazza, una parte del budget è dedicata a un concorso di band giovanili che potranno suonare come gruppo spalla dei big, allora per lo Youth test scatta la bandierina verde. Secondo il professor Luciano Monti, docente di Politiche dell’Unione europea alla Luiss di Roma e padre della valutazione dell’Impatto generazionale in Italia, “lo Youth test non è solo un fine, l’ennesimo spot per dire che pensiamo al nostri ragazzi, ma un cambio di paradigma: significa guardare la politica con gli occhi del giovani”. Quelli lontani dalle istituzioni, dal voto, osservati di sfuggita se non diventano emergenza. Misurare però non basta. “Non è un adempimento tecnico, ma una trasformazione culturale”, insistono Asvis e Save the Children. “Oltre a sottoporre i provvedimenti ad una valutazione generazionale su educazione, benessere, lavoro, ci sono altri due step – spiega Monti – lo youth dialogue, cioè la coprogettazione con i ragazzi, e lo youth empowerment, la preparazione a scuola per insegnargli a mettere a fuoco le loro esigenze e discuterne con gli amministratori”.

La valutazione dell’impatto generazionale parte da lontano. E cioè dall’Europa, anche se in forme diverse: in Austria c’è dal 2013, in Francia dal 2016. in Germania dal 2017. E ancora in Spagna, in Svezia, in Portogallo. Nel 2021 è stata poi la Commissione europea ad annunciare l’intenzione di inserire uno Young check per garantire che ogni proposta legislativa o programmatica della Ue venisse analizzata dal punto di vista dei suoi effetti sulle giovani generazioni. Una spinta per creare politi-che migliori, durature, efficaci, riducendo le disuguaglianze e considerando le priorità degli under 35. In Italia la valutazione dell’impatto generazionale è diventata legge nel 2025. Una legge zoppa e ancora incompleta però. Perché è vero che vincola a svolgere in via preventiva una valutazione sugli effetti delle norme di governo sulle attuali e sulle future generazioni, ma è pure vero che mancano i decreti attuativi e la norma si limita a misurare gli effetti sociali e ambientali, escludendo quelli economici. Ci pensano allora i Comuni. A Parma si sono accodate Bologna, Piacenza (dove è stata istituita una rete di associazioni coinvolta nelle scelte), Reggio Calabria (dove si vuole far diventare l’attenzione alla Gen Z requisito vincolante per i fondi europei), Ancona, L’Aquila, Potenza, Casalecchio di Reno (dove una Consulta di ragazzi dà pareri sulle delibere). Una prova dello Youth test è avvenuta anche a Milano e Vicenza. L’obiettivo dell’Anci è contagiare un centinaio di città in 12 mesi. “È il nuovo Rinascimento del Comuni — dice Monti — i primi a preoccuparsi di prendere sul serio le nuove generazioni”.

Di Viola Giannoli

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In Europa

Austria. Lo Jugend check è lo strumento obbligatorio che dal 2013 analizza l’impatto delle proposte di legge sugli under 30.

Germania. Il KomJC è un centro indipendente istituito nel 2017 che verifica in anticipo gli effetti delle leggi sulle persone tra 12 e 27 anni.

Francia. La clausola di impatto giovanile dal 2016 obbliga a tenere conto dell’esito dei decreti sui giovani tra i 16 e i 25 anni.

Spagna . L’Istituto della gioventù misura a posteriori le politiche giovanili secondo precisi indicatori

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L’intervista a Miche Guerra, Sindaco di Parma, di Caterina Giusberti.

Guerra: “Noi i primi: così Parma è diventata Capitale dei ragazzi”.

È stato il primo Comune in Europa a sperimentarla. E adesso, dice il sindaco di Parma Michele Guerra, “ci stanno chiamando tutti per chiederci come funziona…” È la “Vig”. valutazione di impatto generazionale, che in inglese chiamano Youth test. E si applica a tutte le delibere, un po’ come la regolarità contabile. Se un atto ha il bollino “misura generazionale” si va avanti. Altrimenti, per i giovani si può fare di più.

Di cosa si tratta?

“Abbiamo deciso di misurare qualsiasi politica dal punto di vista dell’impatto generazionale. Questo ha significato ore di formazione del personale, che si è messo a studiare come funziona questo strumento, elaborato insieme alla Luiss. Abbiamo modificato i nostri software, per inserirlo. È stato uno degli elementi sui quali si è appoggiata la nostra candidatura a Capitale europea dei giovani, che abbiamo vinto e partirà da inizio 2027».

Può fare qualche esempio?

«Prendiamo il piano urbanistico generale: è uno strumento in cui si visione che parla di sviluppo, di economia, di sostenibilità. Noi anche lì abbiamo considerato la Vig, ovvero abbiamo provato a immaginare piani urbanistici che soddisfino le esigenze degli under 35. Lo stesso dicasi per le politiche del lavoro o dello sport. Per esempio, abbiamo dei voucher che consentono di fare sport a chi non può permetterselo. Poi c’è il tema di garantire un trasporto scolastico a prezzi vantaggiosi. È un punto di partenza molto concreto, per sviluppare politiche giovanili».

Perché tiene tanto ai giovani?

«Li frequento da quando lavoro all’università. Hanno un passo, una visione che dopo si perde. Fare passare questo momento è un peccato, bisogna portarli dentro la vita delle città. E coinvolgerli, come facciamo col consiglio locale dei giovani. Se vado a cercarli io mi guardano con sospetto, se si muovono stimolati da altri giovani cambia tutto».

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