Sintesi del gruppo di lavoro GIOVANI E LAVORI – Seminario GCL 2018

Seminario I GIOVANI E LA COSTRUZIONE DI VOICE. Partecipazione, futuro e identità.
5-6-7 settembre 2018 Casa Terre Comuni – Vigo Rendena TRENTO

GRUPPO: Giovani e lavori: la frammentazione dei mondi del lavoro e il DNA delle nuove identità professionali.
coordina Paolo Tomasin Esperto di pianificazione e valutazione delle politiche sociali e del lavoro
RELATORI:
Alessia Moser (TSM – Trento): #PaT4Young. Il progetto di formazione-lavoro per la nuova generazione di funzionari della Provincia autonoma di Trento.  – ABSTRACT
Davide Girardi (IUSVE – Venezia): La mobilità sociale dei giovani di origine straniera nati in Italia.ABSTRACT
Milena Bigatto (Hub Innovazione Trentino): Imprenditorialità e Imprenditività: quando i giovani si mettono in gioco. Esperienze locali ed internazionali di formazione del futuro professionale dei giovani.
Massimiliano Popaiz (Comune di San Vito al Tagliamento): Le life skills come sostegno all’ingresso al mondo del lavoro. – ABSTRACT

LA SINTESI DI PAOLO TOMASIN

La sessione tematica “Giovani e lavori” si è proposta di sviluppare una riflessione sulla seguente terna concettuale: giovani, lavori e identità professionali. Tre concetti rigorosamente declinati al plurale, ognuno dei quali rinvia a forme plurime, ad una varietà di espressioni che rendono oggi piuttosto difficile circoscriverne il significato.

Dei giovani non si conoscono bene i confini anagrafici e le pratiche che li caratterizzano. Scomparsi i riti collettivi di passaggio all’età adulta, esplosa la frammentazione dell’essere e del sentirsi giovane, acquisite interpretazioni sulla condizione giovanile fondate prevalentemente su ossimori (giovani-adulti, nichilismo attivo1), fatichiamo a ricondurre a unità una fase della vita che tutti attraversiamo in modo diverso e che tendiamo a protrarre oltre tempo2.

Anche il termine lavoro, declinato al singolare, sembra non aver più senso, disperso com’è nella varietà e segmentazione dei tanti possibili lavori che diventano job e non più work: dai lavoretti della gig economy ai posti di lavoro ipertecnologici del futuro che oggi non riusciamo nemmeno ad immaginarci. Ed è sintomatico che l’uso plurale si accompagni sempre più alle previsioni di un futuro senza lavoro3. Insomma un suo impiego al singolare sembrerebbe avvisarci della sua presenza, mentre quello al plurale della sua assenza. In ogni caso, la condizione lavorativa è in profonda trasformazione ed è difficile dire che cosa sia oggi, nel XXI secolo, il lavoro o cosa siano i lavori4.

Infine, la molteplicità dei lavori che si intraprende per sopravvivere non aiuta certo a costruire un’unica, monolitica, chiara identità professionale. Ma c’è di più: siamo sicuri che oggi siano le diverse attività lavorative, accanto ai brandelli di professionalità rimasti a costruire l’identità delle persone? Identità sempre più multiple, complesse, dinamiche, persino composite di elementi antitetici. Ci sembra che diversamente da un tempo, si faccia oggi enorme fatica a definirsi attraverso quello che si fa. Allo stesso tempo si fa fatica a definirsi tout court perché mancano delle comunità con cui identificarsi, alle quali appartenere.

In altre parole: la sessione non solo si è cimentata su tre tematiche in profonda ridefinizione, che appaiono sempre più ramificarsi in molteplici rivoli, ma ha persino tentato di connettere tra loro queste tre categorie. Lo ha fatto raccogliendo e discutendo quattro interventi (vedi gli abstract relativi a questa sessione), che, pur affrontando questioni diverse, partendo da presupposti e prospettive d’analisi e di riflessioni differenti, hanno individuato alcuni aspetti comuni che intersecano la terna concettuale e che possono trasformarsi in ulteriori approfondimenti. In queste note di sintesi evidenziamo quattro di questi aspetti comuni astraendo dai singoli contributi e rinviamo alla loro lettura integrale chi fosse interessato ad una descrizione più puntuale dei vari argomenti in essi affrontati.

Innanzitutto, nella pluralità delle condizioni giovanili, dei percorsi professionali e di costruzione della propria identità sociale e professionale emerge la necessità di focalizzarsi sulle “pratiche di accompagnamento” dei giovani. Anche queste non possono che declinarsi al plurale: pratiche di accompagnamento educativo, orientativo, formativo e lavorativo. Con una certa sensibilità si può intercettare una diffusa domanda, talvolta non sempre esplicitata, di essere guidati alla scelta tra la gamma incessantemente più vasta di possibili opzioni oggi esistenti. E si riscoprono rinnovandole figure come quella del mentore, persona che ha maturato una lunga esperienza, che sta accanto e che affianca il giovane nel proprio percorso lavorativo e più in generale di vita.

Oltre al mentore, nell’odierna ramificata società in rete, sembrerebbero necessarie anche altre figure che accompagnano i giovani: quella dei “link agent”, soggetti capaci di agire negli interstizi, di fornire interventi ponte, di connettere tra loro istituzioni, percorsi, competenze e opportunità. La molteplicità sopra tratteggiata non si dipana come un intreccio uniforme dove tutto è collegato con tutto, comporta piuttosto sconnessioni, allontanamenti, buchi relazionali, più o meno strutturali della rete. Gli esempi sono molti: la distanza della scuola dal lavoro5, ma anche il lavoro dalle competenze apprese; le competenze apprese dal loro riconoscimento e certificazione; la residenza e gli interessi personali dalle opportunità; ecc.. Non solo, in molti casi i buchi sono cognitivi: non si riescono a cogliere le possibili connessioni che già sono a portata di mano per avvicinare tra loro scuola, lavoro, interessi, vita. Ecco quindi l’importanza di coloro che svolgono questa funzione di networking.

In terzo luogo, la terna giovani, lavoro e identità professionale appare essere attraversata dall’innovazione. Molta enfasi oggi è posta sull’innovazione, “parola abusata e spesso retoricamente vuota”6: tutto e tutti devono orientarsi al cambiamento continuo, all’intrapresa di percorsi ad alta e pervasiva innovatività. E chi meglio dei giovani, i nativi digitali, può essere innovativo? In particolare la pressione dell’innovazione è forte nella creazione e avvio di nuove imprese, nel settore delle start-up, degli spin-off. Eppure entrando nel merito della questione, l’innovazione non sempre si contrappone alla tradizione. Spesso è proprio da una ripensamento originale di quest’ultima che si genera un effettivo cambiamento.

Infine, un ultimo aspetto di convergenza tra i quattro contributi presentati nella sessione si può esprimere con alcune domande spesso rimaste sullo sfondo: se la pluralità e la complessità investe oggi l’identità professionale, anzi se viene a mancare l’identità professionale (che poi significa anche perdita di identità di appartenenza ad una comunità) ha ancora senso parlare di un progetto personalizzato di vita? E se sì, chi può favorire questa progettazione, questa complicatissima attività di life-design che un tempo era ascritta in già definite traiettorie familiari e/o di classe sociale? Ma soprattutto: con quali strumenti?

Ci auguriamo che gli articoli di questa e delle prossime edizioni della rivista ci possano aiutare a rispondere a queste domande e parallelamente ci stimolino a formularne di ulteriori.

NOTE

1. Umberto Galimberti, La parola ai giovani. Dialoghi con la generazione del nichilismo attivo. Feltrinelli, Milano, 2018
2. Per approfondimenti si rinvia alle ultime edizioni dei rapporti sulla condizione giovanile dell’Istituto Toniolo.
3. Tra i numerosi studi che prefigurano un futuro senza lavoro, anche grazie all’accelerazione tecnologica e l’introduzione dell’intelligenza artificiale, si rinvia al volume di Martin Ford, Il Futuro senza lavoro. Accelerazione tecnologica e macchine intelligenti. Come prepararsi alla rivoluzione tecnologica in arrivo. Il Saggiatore, Milano, 2017 (ed. or. 2015)
4. Per una ricostruzione storico-sociologica del tema si rinvia al ponderoso volume di Domenico De Masi, Il lavoro nel XXI secolo. Einaudi, Torino, 2018.
5. Anche l’esperienza dell’alternanza scuola lavoro si rivela bisognosa di meccanismi di connessione: senza la progettazione di una chiara pratica di networking – favorita dal link agent – potrebbe risolversi in un mantenimento della distanza di questi due mondi.
6. M. Bucchi, Per un pugno di idee. Storie di innovazioni che hanno cambiato la nostra vita. Bompiani, Milano, 2016.

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