Alessandro Rosina ci racconta da 18 anni del fatto che l’Italia sia entrata nella spirale del “degiovanimento” (2008), mentre dell’importanza di valorizzare il capitale umano dei giovani, Floris ne parla nel suo libro del 2007 ““fuga di talenti nazionali”, Sergio Nava nel 2009, ha scritto l’omonimo libro, seguito poi dal blog e dal programma su radio 24.
La situazione quindi è nota da anni ed oggi i dati relativi a questi fenomeni devono solo essere aggiornati per confermare i trend, così come è appunto contenuto nello Speech del Governatore di Bankitalia, a partire dall’invito a valorizzare i giovani (e la maggiore partecipazione femminile al mondo del lavoro) per ridare slancio all’economia. Negli ultimi due decenni, la quota di giovani con un titolo universitario a cresciuta in modo significativo, fino a raggiungere il 30 per cento; resta tuttavia inferiore di 10 punti rispetto alla Germania e di 20 rispetto alla Francia. A questo divario contribuisce l’elevata incidenza degli abbandoni: un diplomato su due intraprende studi universitari, ma tra gli iscritti uno studente su quattro interrompe il percorso prima della laurea. E’ una quota troppo elevata, sebbene in forte calo rispetto a vent’anni fa. Tra i fattori che scoraggiano il proseguimento degli studi vi è la lunga durata dei percorsi universitari: in Italia la laurea viene ottenuta in media a 24 anni e mezzo, una età tra le più elevate nei Paesi avanzati. Ne risente il rendimento dell’istruzione universitaria: un laureato trentenne guadagna oggi solo il 20 per cento in più di un coetaneo diplomato, un differenziale nettamente inferiore a quello degli altri principali Paesi europei. Come venticinque anni fa, la maggior parte delle assunzioni di laureati continua a concentrarsi nel settore pubblico, soprattutto nella scuola e, dopo la pandemia, nella sanità. Un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80 per cento in più di un coetaneo italiano, mentre il differenziale rispetto alla Francia è del 30 per cento: così, negli anni più recenti, circa un decimo dei giovani laureati italiani si è trasferito all’estero. Ma le differenze retributive non sono l’unica determinante della scelta di lasciare l’Italia. I giovani laureati si spostano alla ricerca di ambienti di lavoro in cui il merito sia pienamente riconosciuto attraverso contratti stabili, impieghi coerenti con le competenze e percorsi di carriera più dinamici. A queste motivazioni si aggiungono spesso preferenze per contesti sociali ritenuti più attrattivi, così come la naturale curiosità verso mondi e stili di vita diversi da quelli di origine.
Come detto, è da almeno da 18 anni che si parla di degiovanimento, di fuga di talenti, di Neet: oggi servono delle azioni politiche forti e coraggiose. Sostegno al reddito per chi studia e finché studia e casa in affitto (visto che oggi una casa su tre è vuota e ci sono dai 7 agli 8,5 milioni di “case dormienti” o inutilizzate, un numero enorme che evidenzia una forte contraddizione tra patrimonio abitativo disponibile e l’emergenza affitti nelle grandi città). Poi riduzione a quattro anni dei corsi di Scuole Superiori e incentivi per i corsi ITS (con patti di Distretto / territorio tra lavoro, impresa, orientamento e formazione). Incentivi (come gli attuali di Invitalia) per l’autoimprenditorialità e l’avvio di impresa, unita ad una reale semplificazione amministrativa del Paese. Infine unire scuola ed extrascuola, cioè contesti di apprendimento formale ed informale, dove avviene l’apprendimento in modo definitivo di competenze chiave, spendibili anche sul mercato del lavoro.

Giovanni Campagnoli è Direttore Scuole don Bosco Borgomanero (No) e Direttore della Fondazione Academy, ente di formazione su robotica e meccatronica, che si rivolge in modo particolare ai Neet. Presidente della Fondazione Riusiamo l’Italia che si occupa in particolare di rigenerazione urbana, luoghi di produzione culturale giovanile e di start up culturali. Dal 2017 al 2021 è stato membro del Consiglio direttivo dell’Agenzia Italiana per la Gioventù. Dal 2004 dirige la net agency politichegiovanili.it, lavorando nell’ambito della ricerca, della consulenza e della formazione su politiche pubbliche per la gioventù, in particolare start up, nuovi lavori, spazi di aggregazione e centri di innovazione culturale e sociale. Docente all’Università Salesiana dall’A.A. 2019/2020, per il Ministero Cultura (MiC) ha sia attivato l’Osservatorio riuso sulla rigenerazione di spazi (http://osservatorioriuso.it ), sia fatto parte della Commissione del Programma Creative Living Lab. Valutatore per la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Gioventù del bando “Cosa vuoi fare da giovane?”, di tre edizioni di “Culturability” (Fondazione Unipolis) e Bando Ecosistemi Culturali di Fondazione Cassa Depositi e Prestiti e di tre Avvisi dell’Assessorato Cultura Regione Piemonte (Hangar, per cui ha lavorato per 5 anni, v. www.hangarpiemonte.it). Autore di articoli e saggi in materia di rigenerazione urbana ed innovazione culturale ha pubblicato – per Ilsole24ore – il testo “Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali”, presentato in 220 date, con una pagina Facebook seguita da 110.000 persone. Nel 2017, per il Sole24ore, ha pubblicato (insieme al team di Hangar), “La (quasi) impresa. Manuale per operatori culturali”. Per Campus del Cambiamento (Milano) è formatore on line e cura il web format “Riusiamo l’Italia” su Youtube. Per Rete Iter (su finanziamento Dipartimento Gioventù), ha seguito il progetto “La grande bellezza” sulla rigenerazione di 5 spazi in Italia e l’attivazione della piattaforma on line sul matching tra spazi “vuoti disponibili” e potenziali riutilizzatori (v. http://www.mappa.riusiamolitalia.it ). Per la rivista di impresa Millionaire ha curato per cinque anni la rubrica mensile sulla rigenerazione dei luoghi, mantenendo lo sguardo sul project management della trasformazione da spazi vuoti a start up culturali e sociali, in particolari giovanili.
Nell’ambito delle politiche giovanili ha collaborato per anni con la Provincia autonoma di Trento, con Rete Iter, con le cooperative sociali Lotta di Sesto San Giovanni, Aurora Domus di Parma e Smart di Rovereto, con il Centro servizi volontariato Varese, con il Comune di Verbania e con la Fondazione Compagnia di San Paolo. Ha inoltre lavorato per il Comune di Rovereto (consulenza al Tavolo organizzazioni giovanili) e per le città di Formigine (progettazione incubatore tecnologico), Monza (candidatura a capitale italiana dei giovani) e Piacenza (progetto No Neet).
Dal 1993 al 2013 è stato amministratore della cooperativa sociale Vedogiovane (NO), occupandosi dell’area politiche giovanili, con attività di formazione e consulenza a molti enti pubblici e del terzo settore. Successivamente ha lavorato per l’Incubatore certificato Enne3 dell’Università del Piemonte Orientale.
Sul tema delle politiche giovanili ha curato numerose ricerche e pubblicazioni.
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