Un anno di proposte a proposito di giovani e P.N.R.R.

Tra il 2020 e il 2021 – in piena pandemia – abbiamo osservato una grande effervescenza in termini di proposta di politiche in favore delle nuove generazioni, proposte spesso avanzate dagli stessi giovani.

Come tutti sappiamo l’occasione è stata la costituzione del fondo Next Generation EU e la conseguente necessaria redazione da parte degli Stati Membri di un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (P.N.R.R.).

Il Consiglio Nazionale dei Giovani, l’organo consultivo che rappresenta ufficialmente i giovani nella interlocuzione con le Istituzioni, già in ottobre 2020 propone un Piano Nazionale Giovani, documento molto denso di 113 pagine. Proseguirà poi nei mesi successivi in una importante e densa azione di rappresentanza dei diritti e delle necessità delle nuove generazioni  – anche con il supporto scientifico della Fondazione Visentini –  con diverse osservazioni e interventi presso le Commissioni Parlamentari. Si veda ad esempio il documento Direzione Pilastro Giovani per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

In parallelo nella società civile si formalizza la Rete Giovani 2021 composta da una settantina di organizzazioni giovanili che a sua volta elaborano un Piano Giovani 2021 costituito da 5 battaglie per il futuro e realizzano il 12 dicembre 2020 gli Stati Generazionali, un evento online per discutere delle 5 battaglie.

Sempre in dicembre 2020 nasce IMPatto Giovani, un Tavolo Interassociativo fra le principali organizzazioni giovanili di imprenditori, manager e professionisti finalizzato a portare un contributo anzitutto nel merito del P.N.R.R. sui temi della formazione, occupazione e imprenditorialità dei giovani.

Nonostante queste iniziative la bozza di P.N.R.R. del 12 gennaio del Governo Conte II si rivela decisamente deludente.

In gennaio 2021 è proprio la Commissione Europea che indica prima nelle Linee Guida alla redazione dei piani e poi nel Regolamento 2021/241 che uno dei sei pilastri d’intervento “dovrebbe” essere dedicato a Politiche per la prossima generazione, bambini e giovani, compresa l’istruzione e le competenze.

Il 10 febbraio 2021 in un evento online organizzato da ASviS (che coordina il gruppo di lavoro interno “Organizzazioni Giovanili” finalizzato alla valutazione sistematica dell’impatto intergenerazionale sui provvedimenti e sulle leggi) discute insieme al prof. Giovannini di P.N.R.R e giovani.

Il 24 marzo – grazie anche alla spinta del CNG e all’impegno dell’On. Massimo Ungaro nasce il  gruppo interparlamentare Next Generation Italia per l’equità intergenerazionale e le politiche giovanili. Lo scopo del gruppo – composto da 57 parlamentari appartenenti sia alla maggioranza che all’opposizione – è dare la giusta priorità ai giovani nell’ambito del Next Generation EU, creando l’occasione per discutere e confrontarsi, superando le logiche di partito, al fine di sostenere concretamente le nuove generazioni con proposte per la formazione, l’occupazione e l’emancipazione giovanile.

L’opportunità – citando le parole di uno degli importanti documenti che CNG e Fondazione Visentini presentano in Parlamento tra febbraio e aprile 2021 – è una buona volta di “affrontare organicamente e strutturalmente la questione generazionale, per  avere  una visione  di  insieme che  permetta  strategie  di  lungo periodo per i giovani”. Come? La proposta è di enucleare “un Pilastro unico per le politiche giovanili con una dotazione complessiva pari a 28,72 miliardi di euro” e garantendo un’adeguata rappresentanza alle “istanze delle giovani generazioni nei processi che di qui in avanti porteranno alla versione definitiva del PNRR attraverso un coinvolgimento nella governance e nel monitoraggio del Piano per verificarne gli esiti economico-sociali sui più giovani”.

Anche la nostra Rivista insieme a Rete Iter, CNCA e altri soggetti elabora un documento di proposta, il Manifesto “Prima il futuro, Prima i Giovani, che viene presentato alle forze politiche parlamentari.

A fine aprile il Governo Draghi approva ufficialmente il P.N.R.R. Il pilastro (o missione) “giovani” non c’è, ma si rileva comunque un miglioramento rispetto alle prime bozze. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Dipende.

L’auspicio è che non rimanga questa una stagione – indubbiamente formidabile – di advocacy in favore dei diritti dei giovani. Avere dibattuto di “P.N.R.R. e giovani” dev’essere la premessa, non la conclusione.

  • Anzitutto vi è il P.N.R.R..  Il claim è anzitutto “concretezza”: bisognerà programmare bene l’utilizzo delle risorse, stando nei tempi (stretti) e misurando in itinere il beneficio dei vari interventi direttamente o indirettamente in favore dei giovani. La bontà di avere scelto per i giovani non un pilastro ma la “trasversalità” deve trovare dimostrazione. Il processo di verifica di un obiettivo trasversale (ricordiamo: giovani, donne e sud) è diverso da quello di una missione: non solo richiede di inserire indicatori specifici sui giovani nelle diverse misure, ma presuppone a monte anche una regia capace di tenere su un unico cruscotto tutti gli indicatori “giovani” inseriti nelle varie missioni.

Da questo punto di vista è di buon auspicio che il Ministro Fabiana Dadone a inizio giugno abbia istituito il Covige, il Comitato per la valutazione dell’impatto generazionale delle politiche pubbliche, composto da CNG, ANG e altre istituzioni.

 

  • Il P.N.R.R. è però un mezzo, non un fine. L’utilizzo delle sue risorse deve  gradualmente inserirsi in un disegno più ampio che affronti in modo organico il tema delle condizioni e dei supporti che aiuteranno le nuove generazioni a crescere e diventare adulte.  A fondamento vi è un processo di maturazione culturale che coinvolge l’intero Paese e che riguarda temi e valori come l’equità e la collaborazione tra le generazioni, la giustizia sociale, lo sviluppo sostenibile, la digitalizzazione e il riuso, l’identità delle aree interne e le nuove professionalità. Temi che in parte sembrano tipici del XXI secolo. Tipici nel senso che nel secolo precedente non c’erano o non erano così centrali.
    E’ stato bello rilevare in questi mesi il grande allineamento tra i tanti soggetti e le tante reti che a diversi livelli (politico, istituzionale, professionale, associativo) si prendono la responsabilità di sviluppare riflessioni, azioni e proposte volte all’innovazione del Paese.  E’ un buon auspicio per il proseguo di un processo che sembra appunto on track e che richiede il contributo di tutti per divenire effettuale.

Un’opportunità in più è data forse dal fatto che una componente della classe dirigente italiana è oggi costituita dai primi millennials, ovvero da coloro che sono nati negli anni Ottanta e che hanno tra i 30 e i 40 anni. Persone che più o meno dalla maggior età quei valori li hanno “sentiti addosso”, sebbene o proprio per il fatto che erano presenti “in assenza”.  E che proprio per questo difficilmente sono disposte a dimenticarsene, accettare l’overshooting dell’ulteriore limite, lasciando ai nuovi nati il compito di pensarci.
Certo, ce la faranno solamente con il concorso delle generazioni più anziane e più giovani: forse è proprio questa direzione e questo accordo comune l’opportunità che abbiamo oggi tra le mani.

 

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