Tendenze in atto nella progettazione trasformativa degli spazi giovanili.

I centri giovani sono una struttura portante nella costruzione di una comunità educativa sul territorio, ma – secondo Openpolis (2022),– questi spazi sui territori sono pochi e sviluppati a “macchia di leopardo” nelle varie aree del Paese. Le opportunità – in generale – per le nuove generazioni sono limitate e poco conosciute / utilizzate, a conferma generale che la condizione giovanile in Italia è in uno stato di “sofferenza”, sia rispetto ai loro coetanei di altri Paesi europei, sia rispetto alla generazione dei propri genitori[1]. I tradizionali Centri di Aggregazione Giovanile (C.A.G.) hanno assunto funzioni sempre più socioeducative o socioassistenziali (dettate dall’imprescindibilità di questi luoghi sui territori), oppure si sono aggiornati rispetto alla funzione di centro di produzione culturale, se non addirittura di community hub.

Queste principali linee di trasformazioni dei centri giovani sono tendenze in atto negli ultimi dieci anni, in Italia che hanno portato alla riprogettazione di molti spazi vuoti in luoghi per giovani a valenza sociale e culturale, di espressività artistica e aggregazione (il 48% nel campione di 123 Best Practice di Fondazione Riusiamo l’Italia, anno 2016). Anche il primo programma regionale (Bollenti Spiriti), ha ottenuto questo dato, con lo sviluppo nuovi luoghi socio aggregativi (30% del campione di 150 spazi).

Questa tendenza degli spazi giovanili è stata (anche in epoca di tagli di risorse) quella di ripensamento della propria mission, andando nella direzione di costituire dei “community hub”, cioè spazi identitari utili dal punto di vista sociale e culturale, a più fasce di persone. Sono luoghi di innovazione sociale e culturale, nati spesso dal basso, che hanno portato anche nuovi rapporti con la Pubblica Amministrazione, meno sussidiari e/o incasellati in appalti o convenzioni di breve durata. Questi nuovi luoghi sono capaci di generare sviluppo e inclusione: un potenziale da “trattare con cura” vista anche la capacità della cultura di generare risorse ed occupazione. Questo cambio di “formula” si può rileggere con una tensione all’assumere come finalità – per questi spazi – anche quella di svolgere funzione di produzione culturale/creativa giovanile, unita a quella di sviluppo di “competenze chiave”, spendibili anche sul mercato del lavoro. In questi contesti informali e non formali avviene l’apprendimento del 70% di queste “8 Key competences” fondamentale per permettere alle nuove generazioni l’accesso sociale[1]. In questi casi, a guidare queste transizioni, c’erano team di giovani competenti ed interessati a trasformare in lavoro una loro passione, soli o in rete con organizzazioni sociali o culturali, più grosse e strutturate, che facevano da “incubatore”.  L’operatività di questi Centri che riprogettano sull’onda dell’innovazione sociale, si caratterizza per una impostazione gestionale simile a quella di una vera e propria “impresa locale di animazione socio culturale”. Complice anche la riduzione delle risorse pubbliche e l’incremento di “domanda sociale”, si organizza in modo nuovo la risposta a questi bisogni. E ciò diventa il progetto di impresa sociale/culturale, capace di individuare processi di generazione di valore (anche economico), necessari alla sostenibilità del progetto stesso. Diventa centrale quindi il tema della sostenibilità del progetto e a questo fine vanno individuati i “drivers” di sviluppo di questi spazi, che possono essere un mix (a seconda dei diversi contesti) di queste dimensioni: aggregazione; musica; cultura e creatività; nuove competenze per nuovi lavori (anche tecnologia); impresa giovanile; sport; bar/piccola ristorazione; ospitalità (foresteria/residenza artistica); altri servizi connessi.

In questi luoghi, le attività sono costruite in modo da suscitare l’interesse di chi partecipa e tali da favorire l’interlocuzione tra i soggetti del territorio, sia in contesti formali che non formali. C’è un investimento sulle capacità creative dei giovani, che non si esprimono solo nell’ambito della produzione artistica, ma anche in forma di imprenditività e di invenzione e/o interpretazione di nuove forme di interazione sociale. La produzione culturale promossa al Centro non serve solo ai giovani, ma è fondamentale per garantire la vitalità̀ del territorio in cui il Centro si colloca. Tra queste transizioni, quelle che hanno fatto già sistema sono a Torino, tanto che alcuni di questi luoghi sono sia “centri del Protagonismo giovanile”, che Case del Quartiere (www.comune.torino.it/torinogiovani/luoghi/centri-giovani-a-torino)[2].

Per avere un’idea di quali siano le principali funzioni d’uso di questi “nuovi centri di produzione giovanile culturale”, si vedano di seguito ii risultati della ricerca di Che-fare

Le funzioni d’uso

È di immediata percezione sia la tensione verso la sostenibilità, sia le professionalità in gioco, che non sono più solo quelle educativa, ma invece legate al campo della comunicazione e design, ricerca, progettazione culturale e sociale, arte, informatica, bar, cucina, biblioteca, assistenti sociali, artigianato, ingegneria, agronomia. E poi anche avvocatesse e avvocati, commercialiste e commercialisti, volontari, pensionate e pensionati…

Molte di queste esperienze si sono generate a partire da gruppi di giovani (spesso frequentatori dei Centri giovani tradizionali) che hanno chiesto ad organizzazioni sociali “mature” di svolgere il ruolo da “incubatore” di trasformazione degli spazi (quindi non riprogettandoli come meri servizi in cui semplicemente occupare educatori su basi di programmi già dati). Questi team di persone, generalmente su base volontaria, nella fase iniziale hanno individuato le funzioni d’uso che meglio avrebbero potuto rispondere ai nuovi bisogni sociali e culturali, per connotarli in modo coerente con il contesto locale.

Questo tipo di avvio del percorso di progettazione dello spazio è sicuramente una inversione di tendenza, una discontinuità, per la Pubblica Amministrazione, che dovrà dimostrarsi capace di adottare i nuovi strumenti giuridici della co-progettazione e del Partenariato Speciale Pubblico Privato (P.S.P.P).

…………………….

[1] Sedicesimo posto per l’Italia in Ue-28, secondo l’indice globale dello sviluppo giovanile, Global Youth Development Index

[2] V. Campagnoli G.: https://www.giovaniecomunitalocali.it/giovani-e-spazi-urbani/#_ftn3

[3] V. Campagnoli G www.giovaniecomunitalocali.it/spazi-urbani-per-i-giovani-quali-sono-cosa-fanno/

 

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