L’indagine è stata realizzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo”, che ha coinvolto circa 3mila ragazzi e ragazze in 21 scuole italiane tra il 2023 e il 2026.
Pubblicata l’indagine “Preoccupazioni, consapevolezze e impegno delle nuove generazioni. Uno squarcio sulla fascia 17-19 anni in Italia” realizzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del progetto “A prova di futuro! Giovani e protagonismo”.
La ricerca ha coinvolto circa 3mila studenti e studentesse in 21 scuole italiane tra il 2023 e il 2026 grazie al Programma di Educazione per le Scienze Economiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e ha permesso di affrontare alcune domande sulle preoccupazioni, le consapevolezze e l’impegno di questa delicata fascia d’età.
La mancanza di lavoro e il contesto internazionale le preoccupazioni più acute
I dati raccolti confermano un’alta preoccupazione per il futuro. In cima alla lista c’è la “mancanza di lavoro” (3,8 punti su 5), seguita da “guerra” (3,6), “diritti delle persone” e “scarso peso della voce dei giovani” (3,5). Ampio il divario percepito dai e dalle giovani rispetto alla generazione dei genitori: solo le preoccupazioni per “guerra” (3,6) e “mancanza di lavoro” (3,3) sono ritenute condivise, mentre è diffusa la convinzione che non interessi loro il mancato peso della propria voce, così come poca attenzione alle ingiustizie sociali e ambientali.
Di seguito il commento su La Stampa di Chiara Saraceno
Hanno paura del futuro e sono consapevoli del peso delle diseguaglianze, specie di quelle dovute al colore della pelle, alla appartenenza di classe sociale, al genere. Condividono con i genitori la preoccupazione per le guerre, ma pensano che i genitori siano molto meno preoccupati di loro su altre questioni che considerano importanti: la difficoltà a trovare lavoro, i diritti delle persone, il cambiamento climatico, la distruzione della biodiversità, le diseguaglianze sociali. Soprattutto li sentono molto distanti rispetto alla propria percezione che la voce di chi è giovane non è né cercata né ascoltata da chi definisce le priorità politiche e sociali. Una percezione (non infondata) che li fa sentire estranei rispetto a qualsiasi tipo di organizzazione, politica, ma anche associativa, che vivono come governate da agende che non li prevedono come interlocutori e co-decisori, ma solo come esecutori.
Un’indagine pilota del Forum Diseguaglianze e Diversità su 3000 studenti di 17-19 anni delle due ultime classi di una ventina di Istituti superiori di ogni indirizzo e collocazione geografica, conferma – soprattutto sulla paura e incertezza circa il futuro e sulla sfiducia nella capacità delle leadership politiche di ascoltare e realizzare le esigenze giovanili – dati di indagini più corpose e statisticamente rappresentative, a partire da quelle Istat e dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo. Ma offre anche qualche elemento per ragionare non semplicisticamente su quella che troppo spesso viene definita indifferenza, o insensibilità, delle giovani generazioni per le questioni politiche e sociali e per la partecipazione politica. L’elenco e la graduatoria delle loro preoccupazioni, pur con differenze e talvolta anche polarizzazioni che sgretolano l’immagine astratta di una categoria “giovani” appiattita nell’omogeneità, segnalano, infatti, una forte attenzione per questioni cruciali per la tenuta della società e il futuro e anche una capacità di analisi non scontata. Interessante, da questo punto di vista, il fatto che tra le cause delle disuguaglianze sociali diano più importanza al colore della pelle, al genere e alla classe sociale che al reddito, ovvero a dimensioni che non sono solo economiche, anche se possono avere conseguenze economiche, ma riguardano gerarchie di riconoscimento e relazioni di potere. È probabile che questa sensibilità, che emerge anche da un recente rapporto Unicef sui quindicenni nei Paesi sviluppati, sia dovuta al fatto che oggi i giovanissimi crescono in contesti in cui, non solo le diseguaglianze di genere e di etnia fanno parte del discorso pubblico in maggior misura di un tempo, ma la condivisione di informazioni e spazi materiali e virtuali rende più immediatamente visibili le diseguaglianze sociali di opportunità e di riconoscimento dei propri valori e desideri.
Per contrastare le ingiustizie sociali e ambientali che denunciano, i giovanissimi intervistati dal Forum Diseguaglianze e Diversità sono disposti a mettere in atto comportamenti individuali, quali un «corretto uso delle risorse», «consumi consapevoli», «denunzia all’autorità di atti ingiusti», e anche un voto consapevole alle elezioni, molto meno a partecipare ad azioni collettive, attraverso partiti, mobilitazioni, associazioni, manifestazioni, un po’ di più al volontariato. Parte della diffidenza verso le organizzazioni nasce dalla percezione che «hanno una loro agenda», «non ascoltano la voce dei/delle nuovi/e entranti», ma anche «sono inefficaci». Una valutazione, quest’ultima, che probabilmente nasce anche dalla delusione seguita alle diverse mobilitazioni organizzate proprio dai giovani, prima sull’ambiente e poi sulla tragedia palestinese. Coloro che dichiarano i più alti livelli di preoccupazione per le disuguaglianze sociali mostrano anche la maggiore disponibilità ad attivarsi in forme organizzate. Ma anche tra questi la preferenza per l’azione individuale rimane prevalente. Sfiducia in organizzazioni che non li/le riconoscono come interlocutori e con agende che sentono estranee ai loro problemi e interessi alimentano così quella che chiamerei non individualismo egoistico e irresponsabile, ma una «attivazione individuale» che non riesce a diventare collettiva. Anzi, fa rappresentare la stessa partecipazione ad azioni collettive come inutile, se non da servi sciocchi, quindi possibile causa di emarginazione da parte dei pari, di cui si teme il giudizio.
Si tratta di dati riferiti a un piccolo campione, quindi occorre evitare ogni generalizzazione indebita. Suggeriscono, tuttavia, che più che preoccuparci di coloro che scendono in piazza per protestare più o meno rumorosamente, occorrerebbe creare spazi e occasioni per valorizzare la capacità critica e la disponibilità a assumere la propria responsabilità per come va il mondo da parte di giovanissimi che, alle soglie dell’età adulta, si sentono silenziati e svalorizzati. Il Parlamento dei giovani lanciato in questi giorni va in questa direzione. Ma rischia di diventare esso stesso un altro organismo percepito come estraneo dai più, se non è accompagnato e integrato da opportunità di parola e partecipazione a livello micro, di comune, quartiere, nelle associazioni, nei partiti. E non solo per proporre leggi, ma anche per decidere l’organizzazione e l’attribuzione degli spazi, la distribuzione di biblioteche e campi gioco, l’uso degli spazi scolastici al di fuori degli orari di lezione, la disponibilità di trasporto pubblico e così via.

Giovanni Campagnoli è Direttore Scuole don Bosco Borgomanero (No) e Direttore della Fondazione Academy, ente di formazione su robotica e meccatronica, che si rivolge in modo particolare ai Neet. Presidente della Fondazione Riusiamo l’Italia che si occupa in particolare di rigenerazione urbana, luoghi di produzione culturale giovanile e di start up culturali. Dal 2017 al 2021 è stato membro del Consiglio direttivo dell’Agenzia Italiana per la Gioventù. Dal 2004 dirige la net agency politichegiovanili.it, lavorando nell’ambito della ricerca, della consulenza e della formazione su politiche pubbliche per la gioventù, in particolare start up, nuovi lavori, spazi di aggregazione e centri di innovazione culturale e sociale. Docente all’Università Salesiana dall’A.A. 2019/2020, per il Ministero Cultura (MiC) ha sia attivato l’Osservatorio riuso sulla rigenerazione di spazi (http://osservatorioriuso.it ), sia fatto parte della Commissione del Programma Creative Living Lab. Valutatore per la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Gioventù del bando “Cosa vuoi fare da giovane?”, di tre edizioni di “Culturability” (Fondazione Unipolis) e Bando Ecosistemi Culturali di Fondazione Cassa Depositi e Prestiti e di tre Avvisi dell’Assessorato Cultura Regione Piemonte (Hangar, per cui ha lavorato per 5 anni, v. www.hangarpiemonte.it). Autore di articoli e saggi in materia di rigenerazione urbana ed innovazione culturale ha pubblicato – per Ilsole24ore – il testo “Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali”, presentato in 220 date, con una pagina Facebook seguita da 110.000 persone. Nel 2017, per il Sole24ore, ha pubblicato (insieme al team di Hangar), “La (quasi) impresa. Manuale per operatori culturali”. Per Campus del Cambiamento (Milano) è formatore on line e cura il web format “Riusiamo l’Italia” su Youtube. Per Rete Iter (su finanziamento Dipartimento Gioventù), ha seguito il progetto “La grande bellezza” sulla rigenerazione di 5 spazi in Italia e l’attivazione della piattaforma on line sul matching tra spazi “vuoti disponibili” e potenziali riutilizzatori (v. http://www.mappa.riusiamolitalia.it ). Per la rivista di impresa Millionaire ha curato per cinque anni la rubrica mensile sulla rigenerazione dei luoghi, mantenendo lo sguardo sul project management della trasformazione da spazi vuoti a start up culturali e sociali, in particolari giovanili.
Nell’ambito delle politiche giovanili ha collaborato per anni con la Provincia autonoma di Trento, con Rete Iter, con le cooperative sociali Lotta di Sesto San Giovanni, Aurora Domus di Parma e Smart di Rovereto, con il Centro servizi volontariato Varese, con il Comune di Verbania e con la Fondazione Compagnia di San Paolo. Ha inoltre lavorato per il Comune di Rovereto (consulenza al Tavolo organizzazioni giovanili) e per le città di Formigine (progettazione incubatore tecnologico), Monza (candidatura a capitale italiana dei giovani) e Piacenza (progetto No Neet).
Dal 1993 al 2013 è stato amministratore della cooperativa sociale Vedogiovane (NO), occupandosi dell’area politiche giovanili, con attività di formazione e consulenza a molti enti pubblici e del terzo settore. Successivamente ha lavorato per l’Incubatore certificato Enne3 dell’Università del Piemonte Orientale.
Sul tema delle politiche giovanili ha curato numerose ricerche e pubblicazioni.

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