Mattarella e l’elogio dell’errore, chiave della crescita
Educare bene significa lasciare spazio anche al dubbio e ai tentativi. Perché senza la curiosità e la voglia di provare non ci sarà mai innovazione
La strada non fatevela indicare dai vecchi, createla da soli», anche sbagliando e imparando dagli errori. Purché, naturalmente, l’errore non sia vissuto da chi lo fa, o da chi ha il potere di giudicare, come un fallimento senza appello, o in ogni caso qualcosa che non avrebbe dovuto succedere, ma come una opportunità riflessiva e persino come l’apertura di uno sguardo laterale, che offre una prospettiva diversa. Per crescere bene come esseri umani, quindi anche per educare bene, occorre lasciare spazio agli errori, ma anche al dubbio, così come alle sperimentazioni, ai tentativi. Perché senza la curiosità, la voglia di provare, e l’esercizio del dubbio, non solo non c’è innovazione; non è neppure possibile sviluppare capacità critica e auto-critica.
Il timore di sbagliare e di essere giudicati per i propri sbagli, è sempre stato un rischio paralizzante con cui ogni giovane generazione ha dovuto fare i conti. Ma per le giovani generazioni attuali l’autorizzazione a sbagliare e l’inevitabilità dell’errore è forse una necessità ancora più vitale, stanti i rapidi e radicali mutamenti che coinvolgono l’intero contesto in cui crescono e per i quali non esistono, o sono incerte, mappe di navigazione sicure: al livello micro dei rapporti tra i sessi e le generazioni e del flusso ininterrotto di notizie e messaggi in cui sono immerse costantemente, al livello meso delle modifiche, e minacce, ambientali e dei rapporti economici e di lavoro, a quello macro della ridefinizione degli equilibri e squilibri politici internazionali.
Nei suoi ultimi interventi Mattarella ha aperto un discorso pubblico sui e ai giovani che restituisce loro la dignità e capacità di soggetti attivi e protagonisti della propria storia, con idee, passioni, valori che vanno riconosciuti e valorizzati anche quando si esprimono con modalità diverse da quelle tradizionali. Non potenziali criminali eversivi ogni volta che protestano per qualche cosa, e neppure colpevolmente de-politicizzati quando non si riconoscono in partiti o in rituali che non percepiscono come interlocutori o interessati alla loro esperienza, bisogni, desideri, o troppo choosy, quando rifiutano occupazioni poco pagate e al di sotto delle loro competenze, o che richiedono di sacrificare troppo altri aspetti importanti della vita. E neppure solo fragili. I ragazzi/e, i giovani e le giovani sono innanzitutto degli esploratori di cui vanno aiutate la curiosità, le passioni, lo spirito critico, ed anche coltivato il dubbio per contenerne il rischio di autoreferenzialità totalizzante, o accettazione acritica di mode e luoghi comuni. Ciò non significa che gli adulti non abbiano nulla da insegnare e nessuna responsabilità, al contrario. Compito degli adulti, nelle parole di Mattarella, non è imporre “modelli di comportamento”, ma trasmettere “valori di convivenza”, cioè capacità di ascolto e rispetto reciproci, creando i contesti e le situazioni in cui possano svilupparsi, esprimersi, essere messi in pratica, non solo tra pari generazionalmente, ma anche (soprattutto mi verrebbe da dire) tra le generazioni.
In effetti, nel suo discorso di ieri a Milano Mattarella non ha solo fatto un discorso finalmente positivo, fiducioso, oltre che rispettoso, sui e ai/alle giovani, attento al nuovo contesto in cui si trovano a crescere e vivere. Da un lato ha ripreso e restituito al discorso pubblico i principi di una pedagogia democratica non perché lassista, come negli ultimi anni è stata troppo spesso fraintesa e messa sotto accusa, ma perché educa alla libertà e allo spirito critico. Un approccio tanto più necessario oggi anche nella scuola, come argomenta anche Marco Rossi Doria nel suo libro in uscita in questi giorni (Scuola. Educare quando tutto sta cambiando, Vita e Pensiero), secondo il quale, per educare, cioè aiutare ciascun bambino/a, adolescente, giovane, a liberare le proprie potenzialità, occorre uscire da una logica “trasmissiva”, a “imbuto” in cui versare nozioni, indicazioni, precetti da eseguire, ed invece mobilitarne il protagonismo, dentro e fuori la scuola, mettendo in campo percorsi fondati sulla ricerca, sui confronti, che tengano conto della complessità degli intrecci non solo tra i saperi, ma anche tra dimensioni diverse della vita e dell’esperienza.
Dall’altro lato, Mattarella ha ridefinito i termini dei rapporti tra le generazioni. Un rapporto in cui la richiesta di ascolto e spazio da parte dei più giovani deve trovare una risposta né rancorosa, né paternalistica, ma dialogante e costruttiva. E dove sta agli adulti, non solo nelle scelte private, ma soprattutto in quelle collettive a tutti i livelli, fare sì che tutti/e gli appartenenti alle nuove generazioni, non solo i più fortunati per origine famigliare, collocazione territoriale, appartenenza di genere, di etnia, condizioni fisiche, abbiano le risorse e le opportunità per sviluppare le loro curiosità e spirito critico, mettersi alla prova anche sbagliando, costruire la propria strada.

Giovanni Campagnoli è Direttore Scuole don Bosco Borgomanero (No) e Direttore della Fondazione Academy, ente di formazione su robotica e meccatronica, che si rivolge in modo particolare ai Neet. Presidente della Fondazione Riusiamo l’Italia che si occupa in particolare di rigenerazione urbana, luoghi di produzione culturale giovanile e di start up culturali. Dal 2017 al 2021 è stato membro del Consiglio direttivo dell’Agenzia Italiana per la Gioventù. Dal 2004 dirige la net agency politichegiovanili.it, lavorando nell’ambito della ricerca, della consulenza e della formazione su politiche pubbliche per la gioventù, in particolare start up, nuovi lavori, spazi di aggregazione e centri di innovazione culturale e sociale. Docente all’Università Salesiana dall’A.A. 2019/2020, per il Ministero Cultura (MiC) ha sia attivato l’Osservatorio riuso sulla rigenerazione di spazi (http://osservatorioriuso.it ), sia fatto parte della Commissione del Programma Creative Living Lab. Valutatore per la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Gioventù del bando “Cosa vuoi fare da giovane?”, di tre edizioni di “Culturability” (Fondazione Unipolis) e Bando Ecosistemi Culturali di Fondazione Cassa Depositi e Prestiti e di tre Avvisi dell’Assessorato Cultura Regione Piemonte (Hangar, per cui ha lavorato per 5 anni, v. www.hangarpiemonte.it). Autore di articoli e saggi in materia di rigenerazione urbana ed innovazione culturale ha pubblicato – per Ilsole24ore – il testo “Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali”, presentato in 220 date, con una pagina Facebook seguita da 110.000 persone. Nel 2017, per il Sole24ore, ha pubblicato (insieme al team di Hangar), “La (quasi) impresa. Manuale per operatori culturali”. Per Campus del Cambiamento (Milano) è formatore on line e cura il web format “Riusiamo l’Italia” su Youtube. Per Rete Iter (su finanziamento Dipartimento Gioventù), ha seguito il progetto “La grande bellezza” sulla rigenerazione di 5 spazi in Italia e l’attivazione della piattaforma on line sul matching tra spazi “vuoti disponibili” e potenziali riutilizzatori (v. http://www.mappa.riusiamolitalia.it ). Per la rivista di impresa Millionaire ha curato per cinque anni la rubrica mensile sulla rigenerazione dei luoghi, mantenendo lo sguardo sul project management della trasformazione da spazi vuoti a start up culturali e sociali, in particolari giovanili.
Nell’ambito delle politiche giovanili ha collaborato per anni con la Provincia autonoma di Trento, con Rete Iter, con le cooperative sociali Lotta di Sesto San Giovanni, Aurora Domus di Parma e Smart di Rovereto, con il Centro servizi volontariato Varese, con il Comune di Verbania e con la Fondazione Compagnia di San Paolo. Ha inoltre lavorato per il Comune di Rovereto (consulenza al Tavolo organizzazioni giovanili) e per le città di Formigine (progettazione incubatore tecnologico), Monza (candidatura a capitale italiana dei giovani) e Piacenza (progetto No Neet).
Dal 1993 al 2013 è stato amministratore della cooperativa sociale Vedogiovane (NO), occupandosi dell’area politiche giovanili, con attività di formazione e consulenza a molti enti pubblici e del terzo settore. Successivamente ha lavorato per l’Incubatore certificato Enne3 dell’Università del Piemonte Orientale.
Sul tema delle politiche giovanili ha curato numerose ricerche e pubblicazioni.

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