«Le cose che ci rendono umani col tempo diventeranno ancora più importanti». Lo ha detto Daniela Amodei, col fratello Dario a capo di Anthropic, colosso americano artefice di quell’AI che sta dando del filo da torcere al competitor diretto ChatGPT di casa Altman. Può apparire come una virata antitecnologica, eppure nell’era delle intelligenze artificiali studiare le discipline umanistiche diventa una leva strategica, oltre che un’opzione visionaria. A tal punto da orientare la ricerca dei nuovi profili da assumere persino nei colossi dell’AI, scrive Fortune. Così in quello che è stato definito proprio da Amodei il “secolo compresso”, cresce il peso dei cosiddetti embedded creatives, ossia professionisti creativi dalle competenze umanistiche inseriti nei processi produttivi e tecnologici delle organizzazioni contemporanee.
Creatività integrata nell’innovazione
A sottolinearlo è il rapporto italiano “Io sono cultura” realizzato dalla Fondazione Symbola. Oggi le competenze creative sono integrate nei servizi alle imprese e nei settori ad alta intensità produttiva, quindi in contesti innovativi. Nel rapporto emerge una filiera che non rappresenta più un comparto laterale dell’economia italiana, ma un’infrastruttura competitiva. La creatività genera 112,6 miliardi di euro di valore aggiunto e attiva complessivamente quasi 303 miliardi di euro nell’economia nazionale, confermando il ruolo strategico nell’innovazione contemporanea.
Quali grandi città?
La sua geografia conferma il peso delle grandi aree metropolitane nelle quali manifattura, design e innovazione tecnologica si contaminano tra loro. Milano, Roma e Torino guidano la classifica. In particolare il capoluogo lombardo si conferma il principale hub italiano con il 15,8% del valore aggiunto provinciale legato al sistema produttivo culturale e creativo. A seguire appunto Roma (8,5%) e Torino (7,9%). Un modello attrattivo per i più giovani: ben 1 su 4 tra gli occupati del comparto sono under 35, una quota superiore alla media nazionale degli altri settori.
Sturabotti: l’obiettivo è semplificare cose complesse
«Quello che un tempo abbiamo visto come potenziale elemento di arretratezza, oggi diventa leva di crescita. L’obiettivo è semplificare cose complesse: queste figure sono più attrezzate a fare sintesi, anche nella tecnologia. Molte aziende leader del made in Italy sono fatte da ingegneri con studi umanistici», dice Sturabotti. Lo evidenzia il report inglese Jobs of the Future: il 50% dei leader aziendali ritiene che i laureati in scienze umane saranno cruciali per sfruttare l’AI e ben 61% dei leader Fortune 500 valuta essenziale l’innesto degli embedded creatives nei team tecnici. «Ogni volta che un settore evolve parte da elementi immateriali. È accaduto nella manifattura e oggi si verifica nel digitale. Ciò che conta sono le esperienze d’uso. Penso a Matías Duarte, VP Design di Google, che nel 2014 ha presentato il Material Design, linguaggio visivo unificato che ha ridisegnato Android. Anche in Airbnb le figure fondative non arrivavano dall’ingegneria, ma dal design e dalla cultura progettuale: Brian Chesky e Joe Gebbia avevano studiato alla Rhode Island School of Design, portando nella startup un approccio fortemente human-centered. In questo modo ci si sposta dallo strumento al senso. Per l’Italia è una buona notizia perché le facoltà con indirizzi umanistici si piazzano ai primi posti nel mondo», precisa Sturabotti.
Ilsole24ore di Giampaolo Colletti

Giovanni Campagnoli è Direttore Scuole don Bosco Borgomanero (No) e Direttore della Fondazione Academy, ente di formazione su robotica e meccatronica, che si rivolge in modo particolare ai Neet. Presidente della Fondazione Riusiamo l’Italia che si occupa in particolare di rigenerazione urbana, luoghi di produzione culturale giovanile e di start up culturali. Dal 2017 al 2021 è stato membro del Consiglio direttivo dell’Agenzia Italiana per la Gioventù. Dal 2004 dirige la net agency politichegiovanili.it, lavorando nell’ambito della ricerca, della consulenza e della formazione su politiche pubbliche per la gioventù, in particolare start up, nuovi lavori, spazi di aggregazione e centri di innovazione culturale e sociale. Docente all’Università Salesiana dall’A.A. 2019/2020, per il Ministero Cultura (MiC) ha sia attivato l’Osservatorio riuso sulla rigenerazione di spazi (http://osservatorioriuso.it ), sia fatto parte della Commissione del Programma Creative Living Lab. Valutatore per la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Gioventù del bando “Cosa vuoi fare da giovane?”, di tre edizioni di “Culturability” (Fondazione Unipolis) e Bando Ecosistemi Culturali di Fondazione Cassa Depositi e Prestiti e di tre Avvisi dell’Assessorato Cultura Regione Piemonte (Hangar, per cui ha lavorato per 5 anni, v. www.hangarpiemonte.it). Autore di articoli e saggi in materia di rigenerazione urbana ed innovazione culturale ha pubblicato – per Ilsole24ore – il testo “Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali”, presentato in 220 date, con una pagina Facebook seguita da 110.000 persone. Nel 2017, per il Sole24ore, ha pubblicato (insieme al team di Hangar), “La (quasi) impresa. Manuale per operatori culturali”. Per Campus del Cambiamento (Milano) è formatore on line e cura il web format “Riusiamo l’Italia” su Youtube. Per Rete Iter (su finanziamento Dipartimento Gioventù), ha seguito il progetto “La grande bellezza” sulla rigenerazione di 5 spazi in Italia e l’attivazione della piattaforma on line sul matching tra spazi “vuoti disponibili” e potenziali riutilizzatori (v. http://www.mappa.riusiamolitalia.it ). Per la rivista di impresa Millionaire ha curato per cinque anni la rubrica mensile sulla rigenerazione dei luoghi, mantenendo lo sguardo sul project management della trasformazione da spazi vuoti a start up culturali e sociali, in particolari giovanili.
Nell’ambito delle politiche giovanili ha collaborato per anni con la Provincia autonoma di Trento, con Rete Iter, con le cooperative sociali Lotta di Sesto San Giovanni, Aurora Domus di Parma e Smart di Rovereto, con il Centro servizi volontariato Varese, con il Comune di Verbania e con la Fondazione Compagnia di San Paolo. Ha inoltre lavorato per il Comune di Rovereto (consulenza al Tavolo organizzazioni giovanili) e per le città di Formigine (progettazione incubatore tecnologico), Monza (candidatura a capitale italiana dei giovani) e Piacenza (progetto No Neet).
Dal 1993 al 2013 è stato amministratore della cooperativa sociale Vedogiovane (NO), occupandosi dell’area politiche giovanili, con attività di formazione e consulenza a molti enti pubblici e del terzo settore. Successivamente ha lavorato per l’Incubatore certificato Enne3 dell’Università del Piemonte Orientale.
Sul tema delle politiche giovanili ha curato numerose ricerche e pubblicazioni.

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