La domanda non è quella di un mondo più giusto ma di un’integrazione conformista al sistema seppure considerato ingiusto. Il conflitto politico non prende più la forma di uno scontro tra mondi diversi, ma si è trasformato in una competizione per accedere agli stessi oggetti di desiderio.
Uno tra gli autori più amati del mondo del rari e tra i più lucidi autori italiani di questo genere, Fabio Rizzo, in arte Marracash ha tra i suoi temi più rappresentativi la vita nelle periferie. E’ la dimensione autobiografica della sua opera:. prima l’Impatto disorientante con Il quartiere della Barona nella periferia sud-ovest di Milano. poi la vita della strada e i suoi miti, infine il suo lento e tortuoso processo di riscatto. Anche per questo la sua figura ha assunto per molti giovani un carattere quasi mitologico. Non si tratta soltanto di un autore di successo, ma di una voce capace di interpretare una condizione esistenziale diffusa, quella di chi è cresciuto ai margini della città e avverte sulla propria pelle la distanza incolmabile tra la promessa sociale di inclusione e la realtà vissuta dell’esclusione. Ma la sua scrittura non indulge mai alla retorica dell’autocelebrazione del reietto o dell’eroe fuori dalla legge. Al contrario. registra con una lucidità quasi clinica la tensione che attraversa le periferie contemporanee. In sintonia con l’ultimo Pasolini. Marracash sembra cogliere una trasformazione decisiva nella vita delle nuove generazioni nelle periferie. Mentre c’è stato un tempo nel quale questi ragazzi difendevano con orgoglio la loro differenza dal mondo borghese e dal suoi valori affermando la propria diversità, attualmente questa eterogeneità sembra essersi dissolta. La periferia non si oppone antropologicamente al centro perché la precarietà. la povertà e la segregazione sociale sembra che non alimentano più la necessaria e giusta rivendicazione del diritti quanto piuttosto la protesta di essere esclusi dal privilegio del centro. Quella che Pasolini definiva •società dei consumi» rivela qui li suo efficace e sconcertante potere di assimilazione. Se si osservano in particolare le nuove generazioni si dovrà constatare che gli oggetti del desiderio sono i medesimi: l’orologio, le scarpe, il giubbotto. i gioielli, i simboli effimeri del successo appaiono del tutto equivalenti, valgono tanto per la periferia quanto per il centro. L’eterogeneità che distingue l’una dall’altro non sembra esprimersi più attraverso modelli di vita alternativi ma unicamente attraverso la distanza economica che distanzia chi può possedere gli oggetti idoli, da chi vive invece la frustrazione di poterli solo desiderare senza mal possederli. Aveva allora ragione Walter Benjamin quando descriveva il capitalismo come una specie dl nuova religione di massa. Una religione senza, trascendenza, fondata unicamente sul culto Permanente del carattere idolatrico delle merci. Marracash registra questo mutamento con la precisione dl un sismografo. Nel brano Power Slap formula una domanda ironica e insieme sconsolata dl cash compra la felicità, dov’è il negozio?.. Non è soltanto una battuta. t la forma sarcastica che assume una diagnosi sociale: la promessa della felicità è stata completamente assorbita e sequestrata dalla logica effimera del consumo. In questo scenario il commovente -straccio rosso di speranza» agitato dalle mani degli operai che vivevano nelle periferie romane, celebrato da Pasolini nella poesia titolata Il pianto della scavatrice e raccolta ne Le ceneri di Gramsci, sembra non appartenere più a quel luoghi. Non perché la sofferenza sociale sia scomparsa. Tutt’altro. Piuttosto perché si è alienata antropologicamente la spinta stessa del desiderio nelle nuove generazioni. La domanda non è quella di un mondo più giusto ma di un’integrazione conformista al sistema seppure considerato Ingiusto. Per questa ragione il conflitto politico non prende più la forma di uno scontro tra mondi diversi, ma si è trasformato in una competizione per accedere agli stessi oggetti di desiderio. Il voto elettorale nelle grandi città sintetizza bene questa svolta. Milano ne è un esempio evidente: la sinistra vince nei quartieri centrali e perde nelle periferie. Non solo perché ha progressivamente smarrito il contatto con i ceti più popolari. ma perché li potere dl omologazione dl questo nuovo totalitarismo degli oggetti riduce 11 conflitto sociale a una lotta per la realizzazione degli stessi obiettivi: essere al centro e non in periferia. Non esiste più una vera opposizione tra concezioni del mondo. Esiste piuttosto una domanda diffiisa dl integrazione nel sistema. La violenza del cosiddetti maranza, per fare solo un esempio di cronaca, non contesta affatto Il culto consumista degli oggetti firmati nel nome di una valorialità differente. Non si ribella affatto al sistema ma esige di farne pienamente parte. La periferia non è più li luogo di una controcultura, ma è diventato un terreno nel quale la promessa dell’Integrazione sostenuta dal discorso del mercato, proprio mentre incontra il suo tragico fallimento sociale – la povertà e la precarietà che si sono sempre più diffuse negli ultimi anni -dissemina l’illusione di una assimilazione • ottenuta solo attraverso il possesso effimero degli idoli del capitalismo.

Giovanni Campagnoli è Direttore Scuole don Bosco Borgomanero (No) e Direttore della Fondazione Academy, ente di formazione su robotica e meccatronica, che si rivolge in modo particolare ai Neet. Presidente della Fondazione Riusiamo l’Italia che si occupa in particolare di rigenerazione urbana, luoghi di produzione culturale giovanile e di start up culturali. Dal 2017 al 2021 è stato membro del Consiglio direttivo dell’Agenzia Italiana per la Gioventù. Dal 2004 dirige la net agency politichegiovanili.it, lavorando nell’ambito della ricerca, della consulenza e della formazione su politiche pubbliche per la gioventù, in particolare start up, nuovi lavori, spazi di aggregazione e centri di innovazione culturale e sociale. Docente all’Università Salesiana dall’A.A. 2019/2020, per il Ministero Cultura (MiC) ha sia attivato l’Osservatorio riuso sulla rigenerazione di spazi (http://osservatorioriuso.it ), sia fatto parte della Commissione del Programma Creative Living Lab. Valutatore per la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Gioventù del bando “Cosa vuoi fare da giovane?”, di tre edizioni di “Culturability” (Fondazione Unipolis) e Bando Ecosistemi Culturali di Fondazione Cassa Depositi e Prestiti e di tre Avvisi dell’Assessorato Cultura Regione Piemonte (Hangar, per cui ha lavorato per 5 anni, v. www.hangarpiemonte.it). Autore di articoli e saggi in materia di rigenerazione urbana ed innovazione culturale ha pubblicato – per Ilsole24ore – il testo “Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali”, presentato in 220 date, con una pagina Facebook seguita da 110.000 persone. Nel 2017, per il Sole24ore, ha pubblicato (insieme al team di Hangar), “La (quasi) impresa. Manuale per operatori culturali”. Per Campus del Cambiamento (Milano) è formatore on line e cura il web format “Riusiamo l’Italia” su Youtube. Per Rete Iter (su finanziamento Dipartimento Gioventù), ha seguito il progetto “La grande bellezza” sulla rigenerazione di 5 spazi in Italia e l’attivazione della piattaforma on line sul matching tra spazi “vuoti disponibili” e potenziali riutilizzatori (v. http://www.mappa.riusiamolitalia.it ). Per la rivista di impresa Millionaire ha curato per cinque anni la rubrica mensile sulla rigenerazione dei luoghi, mantenendo lo sguardo sul project management della trasformazione da spazi vuoti a start up culturali e sociali, in particolari giovanili.
Nell’ambito delle politiche giovanili ha collaborato per anni con la Provincia autonoma di Trento, con Rete Iter, con le cooperative sociali Lotta di Sesto San Giovanni, Aurora Domus di Parma e Smart di Rovereto, con il Centro servizi volontariato Varese, con il Comune di Verbania e con la Fondazione Compagnia di San Paolo. Ha inoltre lavorato per il Comune di Rovereto (consulenza al Tavolo organizzazioni giovanili) e per le città di Formigine (progettazione incubatore tecnologico), Monza (candidatura a capitale italiana dei giovani) e Piacenza (progetto No Neet).
Dal 1993 al 2013 è stato amministratore della cooperativa sociale Vedogiovane (NO), occupandosi dell’area politiche giovanili, con attività di formazione e consulenza a molti enti pubblici e del terzo settore. Successivamente ha lavorato per l’Incubatore certificato Enne3 dell’Università del Piemonte Orientale.
Sul tema delle politiche giovanili ha curato numerose ricerche e pubblicazioni.

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