La Repubblica (21.03.2026): L’illusione dei ragazzi di periferia, di Massimo Recalcati

La domanda non è quella di un mondo più giusto ma di un’integrazione conformista al sistema seppure considerato ingiusto. Il conflitto politico non prende più la forma di uno scontro tra mondi diversi, ma si è trasformato in una competizione per accedere agli stessi oggetti di desiderio.

Uno tra gli autori più amati del mondo del rari e tra i più lucidi autori italiani di questo genere, Fabio Rizzo, in arte Marracash ha tra i suoi temi più rappresentativi la vita nelle periferie.  E’ la dimensione autobiografica della sua opera:. prima l’Impatto disorientante con Il quartiere della Barona nella periferia sud-ovest di Milano. poi la vita della strada e i suoi miti, infine il suo lento e tortuoso processo di riscatto. Anche per questo la sua figura ha assunto per molti giovani un carattere quasi mitologico. Non si tratta soltanto di un autore di successo, ma di una voce capace di interpretare una condizione esistenziale diffusa, quella di chi è cresciuto ai margini della città e avverte sulla propria pelle la distanza incolmabile tra la promessa sociale di inclusione e la realtà vissuta dell’esclusione. Ma la sua scrittura non indulge mai alla retorica dell’autocelebrazione del reietto o dell’eroe fuori dalla legge. Al contrario. registra con una lucidità quasi clinica la tensione che attraversa le periferie contemporanee. In sintonia con l’ultimo Pasolini. Marracash sembra cogliere una trasformazione decisiva nella vita delle nuove generazioni nelle periferie. Mentre c’è stato un tempo nel quale questi ragazzi difendevano con orgoglio la loro differenza dal mondo borghese e dal suoi valori affermando la propria diversità, attualmente questa eterogeneità sembra essersi dissolta. La periferia non si oppone antropologicamente al centro perché la precarietà. la povertà e la segregazione sociale sembra che non alimentano più la necessaria e giusta rivendicazione del diritti quanto piuttosto la protesta di essere esclusi dal privilegio del centro. Quella che Pasolini definiva •società dei consumi» rivela qui li suo efficace e sconcertante potere di assimilazione. Se si osservano in particolare le nuove generazioni si dovrà constatare che gli oggetti del desiderio sono i medesimi: l’orologio, le scarpe, il giubbotto. i gioielli, i simboli effimeri del successo appaiono del tutto equivalenti, valgono tanto per la periferia quanto per il centro. L’eterogeneità che distingue l’una dall’altro non sembra esprimersi più attraverso modelli di vita alternativi ma unicamente attraverso la distanza economica che distanzia chi può possedere gli oggetti idoli, da chi vive invece la frustrazione di poterli solo desiderare senza mal possederli. Aveva allora ragione Walter Benjamin quando descriveva il capitalismo come una specie dl nuova religione di massa. Una religione senza, trascendenza, fondata unicamente sul culto Permanente del carattere idolatrico delle merci. Marracash registra questo mutamento con la precisione dl un sismografo. Nel brano Power Slap formula una domanda ironica e insieme sconsolata dl cash compra la felicità, dov’è il negozio?.. Non è soltanto una battuta. t la forma sarcastica che assume una diagnosi sociale: la promessa della felicità è stata completamente assorbita e sequestrata dalla logica effimera del consumo. In questo scenario il commovente -straccio rosso di speranza» agitato dalle mani degli operai che vivevano nelle periferie romane, celebrato da Pasolini nella poesia titolata Il pianto della scavatrice e raccolta ne Le ceneri di Gramsci, sembra non appartenere più a quel luoghi. Non perché la sofferenza sociale sia scomparsa. Tutt’altro. Piuttosto perché si è alienata antropologicamente la spinta stessa del desiderio nelle nuove generazioni. La domanda non è quella di un mondo più giusto ma di un’integrazione conformista al sistema seppure considerato Ingiusto. Per questa ragione il conflitto politico non prende più la forma di uno scontro tra mondi diversi, ma si è trasformato in una competizione per accedere agli stessi oggetti di desiderio. Il voto elettorale nelle grandi città sintetizza bene questa svolta. Milano ne è un esempio evidente: la sinistra vince nei quartieri centrali e perde nelle periferie. Non solo perché ha progressivamente smarrito il contatto con i ceti più popolari. ma perché li potere dl omologazione dl questo nuovo totalitarismo degli oggetti riduce 11 conflitto sociale a una lotta per la realizzazione degli stessi obiettivi: essere al centro e non in periferia. Non esiste più una vera opposizione tra concezioni del mondo. Esiste piuttosto una domanda diffiisa dl integrazione nel sistema. La violenza del cosiddetti maranza, per fare solo un esempio di cronaca, non contesta affatto Il culto consumista degli oggetti firmati nel nome di una valorialità differente. Non si ribella affatto al sistema ma esige di farne pienamente parte. La periferia non è più li luogo di una controcultura, ma è diventato un terreno nel quale la promessa dell’Integrazione sostenuta dal discorso del mercato, proprio mentre incontra il suo tragico fallimento sociale – la povertà e la precarietà che si sono sempre più diffuse negli ultimi anni -dissemina l’illusione di una assimilazione • ottenuta solo attraverso il possesso effimero degli idoli del capitalismo.

 

 

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