La sfida di ricostruire il dialogo tra adulti ed adolescenti nell’era digitale. La ricerca 2025 dell’Osservatorio Giovani e Futuro, Fondazione ENGIM [ILsole24ore, ]
Il mondo degli adulti, per le generazioni precedenti, costituiva un elemento di riferimento e confronto, e talora di scontro. Potevano non piacere, non condividere le loro idee, impostazioni e sistemi di valore. ma in ogni caso rappresentavano un fattore di orientamento. Complici i mutamenti dei modelli familiari, i cambiamenti culturali e valoriali, il mondo degli adulti appare in difficoltà nella relazione con i propri figli adolescenti. E. non di rado, nella ricerca di esserlo si appiattiscono e si fanno prossimi a loro. Così prossimi da assomigliargli negli stili di vita, nell’abbigliamento e nei consumi sfociando in una sorta di eterna adolescenza e gioventù. fino a confondersi. L’effetto complessivo è uno slittamento dei riferimenti da parte degli adolescenti dal mondo degli adulti agli strumenti digitali. Non si rileva una effettiva conflittualità manifesta fra le generazioni così come avveniva in passato. Perché, non sentendosi compresi, preferiscono ritrarsi, rifugiarsi in ambienti per loro più rassicuranti e circoscritti: gli amici, piuttosto che i social, fino al casi più estremi come il fenomeno degli hikikomori che si riparano per mesi nelle loro stanze, piuttosto che i Neet. L’essere immersi in un flusso continuo di sollecitazioni e informazioni, in virtù degli strumenti digitali, rende poi tutto schiacciato sul presente (Il futuro è il presente, Guerini, 2025). Impossibilitati a fare previsioni sul futuro, le progettualità non spariscono, ma diventano micro, più ridotte e più gestibili. Emerge così una situazione ambivalente nel rapporto con gli adulti, se non ambigua. Secondo l’ultima ricerca nazionale dell’Osservatorio Giovani e Futuro (Fondazione Engim – Community Research&Analysis) il 53,5% del giovani15-18enni interpellati dichiara di avere con loro un dialogo, ma a volte non si comprendono: il 43,2% riceve regole dl comportamento, ma che non vengono adeguatamente motivate; il 31.5% vede nei genitori si un riferimento. ma non cosi importante. II dialogo in famiglia, poi, è sostanzialmente polarizzato: il 30.9% si confronta stabilmente con la propria madre. solo il 18,2% con it padre. Il 73,1% ritiene che gli adulti lavorino perchè devono, e non sono ne felici ne infelici. Ne esce un’immagine generale di “adulti sbiaditi”, presenti, ma assenti dal punto di vista del significati, quindi di difficile o identificazione agli occhi degli adolescenti. Ma anche di adulti che non trasmettono passioni per ciò che fanno, quindi incapaci di coinvolgimento. Si pone cosi un tema di riuscire a costruire relazioni significative e dotate di senso fra giovani e adulti. In questo scenario di riferimenti digitali pervasivi, e di “adulti sbiaditi” presenti non solo in famiglia. ma anche nei contesti aggregativi e a scuola, anche ii mondo della formazione è chiamato a cogliere la sfida che non è più solo tecnica, ma antropologica. Se il dialogo tra le generazioni si è fatto intermittente, la risposta non può risiedere in un semplice aggiornamento dei programmi scolastici, ma in una trasformazione radicale degli spazi di apprendimento e crescita. E qui che si inserisce il paradigma dei Learning Hub: centri di formazione non come semplici erogatori di competenze, ma luoghi di passione e di senso. Dobbiamo immaginare i nostri centri di formazione come ecosistemi aperti, spazi di apprendimento continuo, dove il confine tra aula e vita si fa labile. In questi hub, il formatore smette i panni del “professore”, come unico detentore di un sapere oggi a portata di click. per trasformarsi in coach e mentor. I giovani non cercano adulti perfetti, ma adulti affidabili, presenti e. soprattutto, appassionati. La ricerca ci dice chiaramente che gli adolescenti sono pronti a mettersi alla prova (il 79,6% desidera ambienti coinvolgenti), ma rischiano di spegnersi davanti a modelli adulti che vivono il lavoro come un mero dovere. Il Learning Hub deve essere il luogo dove questa “scintilla” viene alimentata dall’incontro con testimoni credibili. Fsiste poi un’urgenza sociale che non possiamo ignorare. La consapevolezza che guida il nostro operato è che se un giovane minorenne non è inserito in un contesto formativo, sia esso scuola. centro di formazione professionale o gruppo sportivo, probabilmente si trova in un luogo peggiore. L’isolamento domestico. gll spazi aggregativi a scopo commerciale, i non-luoghi sono da contrapporre con proposte educative che siano così attraenti e funzionali da indurre i ragazzi a voler abitare questi spazi non per obbligo, ma per il desiderio di crescere. Infine, occorre cambiare prospettiva sulla dimensione temporale. Se per questa generazione “il futuro è il presente”, non dobbiamo necessariamente leggere questa immanenza come un limite. Trasformare il futuro nel presente può significare dare al presente la possibilità di diventare futuro, lavorando per migliorare le caratteristiche del mondo che stiamo vivendo senza attendere utopie lontane. Il futuro non è un luogo altro in cui tutto sarà.stravolto, ma è il risultato della nostra capacità di sedimentare esperienze e costruire progettualità che abbiano significato già nell’oggi. Insegnare ai giovani a migliorare il proprio presente è il modo più concreto che abbiamo per consegnare loro un domani migliore. È in questa nuova alleanza tra generazioni, fondata sulla stabilità della relazione e sulla dinamicità della passione, che la formazione professionale può riscoprire la sua missione più alta: non solo formare lavoratori, ma accompagnare sognatori. I giovani hanno bisogno di una scintilla che accenda la loro passione e di relazioni forti che ne accompagnino la crescita. Noi adulti sapremo rispondere a questa sfida?
Daniele Marini, Direttore Fondazione Engim e Marco Muzzarelli
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Giovanni Campagnoli è Direttore Scuole don Bosco Borgomanero (No) e Direttore della Fondazione Academy, ente di formazione su robotica e meccatronica, che si rivolge in modo particolare ai Neet. Presidente della Fondazione Riusiamo l’Italia che si occupa in particolare di rigenerazione urbana, luoghi di produzione culturale giovanile e di start up culturali. Dal 2017 al 2021 è stato membro del Consiglio direttivo dell’Agenzia Italiana per la Gioventù. Dal 2004 dirige la net agency politichegiovanili.it, lavorando nell’ambito della ricerca, della consulenza e della formazione su politiche pubbliche per la gioventù, in particolare start up, nuovi lavori, spazi di aggregazione e centri di innovazione culturale e sociale. Docente all’Università Salesiana dall’A.A. 2019/2020, per il Ministero Cultura (MiC) ha sia attivato l’Osservatorio riuso sulla rigenerazione di spazi (http://osservatorioriuso.it ), sia fatto parte della Commissione del Programma Creative Living Lab. Valutatore per la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Gioventù del bando “Cosa vuoi fare da giovane?”, di tre edizioni di “Culturability” (Fondazione Unipolis) e Bando Ecosistemi Culturali di Fondazione Cassa Depositi e Prestiti e di tre Avvisi dell’Assessorato Cultura Regione Piemonte (Hangar, per cui ha lavorato per 5 anni, v. www.hangarpiemonte.it). Autore di articoli e saggi in materia di rigenerazione urbana ed innovazione culturale ha pubblicato – per Ilsole24ore – il testo “Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start up culturali e sociali”, presentato in 220 date, con una pagina Facebook seguita da 110.000 persone. Nel 2017, per il Sole24ore, ha pubblicato (insieme al team di Hangar), “La (quasi) impresa. Manuale per operatori culturali”. Per Campus del Cambiamento (Milano) è formatore on line e cura il web format “Riusiamo l’Italia” su Youtube. Per Rete Iter (su finanziamento Dipartimento Gioventù), ha seguito il progetto “La grande bellezza” sulla rigenerazione di 5 spazi in Italia e l’attivazione della piattaforma on line sul matching tra spazi “vuoti disponibili” e potenziali riutilizzatori (v. http://www.mappa.riusiamolitalia.it ). Per la rivista di impresa Millionaire ha curato per cinque anni la rubrica mensile sulla rigenerazione dei luoghi, mantenendo lo sguardo sul project management della trasformazione da spazi vuoti a start up culturali e sociali, in particolari giovanili.
Nell’ambito delle politiche giovanili ha collaborato per anni con la Provincia autonoma di Trento, con Rete Iter, con le cooperative sociali Lotta di Sesto San Giovanni, Aurora Domus di Parma e Smart di Rovereto, con il Centro servizi volontariato Varese, con il Comune di Verbania e con la Fondazione Compagnia di San Paolo. Ha inoltre lavorato per il Comune di Rovereto (consulenza al Tavolo organizzazioni giovanili) e per le città di Formigine (progettazione incubatore tecnologico), Monza (candidatura a capitale italiana dei giovani) e Piacenza (progetto No Neet).
Dal 1993 al 2013 è stato amministratore della cooperativa sociale Vedogiovane (NO), occupandosi dell’area politiche giovanili, con attività di formazione e consulenza a molti enti pubblici e del terzo settore. Successivamente ha lavorato per l’Incubatore certificato Enne3 dell’Università del Piemonte Orientale.
Sul tema delle politiche giovanili ha curato numerose ricerche e pubblicazioni.

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