Carmen Leccardi: Vite aperte al possibile Un’indagine longitudinale qualitativa sulle realtà giovanili in Italia

Le autrici e l’autore di questo volume hanno seguito e studiato per tre anni i percorsi biografici di un gruppo di persone tra i venti e i trent’anni, diverse per realtà territoriali, background sociale e culturale, esperienze di vita e aspirazioni. Da quell’osservatorio è emerso un quadro ricco e vivace, dove i limiti alla progettualità personale vengono affrontati e rielaborati da soggetti consapevoli, decisi a guardare al futuro con uno sguardo aperto e non timoroso. Che si tratti delle relazioni con le generazioni adulte, dentro e fuori la famiglia, del rapporto con il mondo del lavoro e con una precarizzazione che non accenna a diminuire o con forme di vita intima in costante trasformazione, lo scenario che ne risulta è per più di un verso sorprendente: lo scontro con situazioni e problemi strutturali tipicamente italiani (per esempio l’arcinoto divario Nord-Sud) e non (il Covid-19) ha favorito lo sviluppo di una forte capacità di resilienza insieme alla volontà di individuare soluzioni creative e innovative.

Carmen Leccardi è professoressa emerita in Sociologia della cultura all’Università di Milano-Bicocca. È autrice, tra l’altro, di «Exploring New Temporal Horizons. A Conversation between Memories and Futures» (con P. Jedlowski e A. Cavalli, Bristol, 2023). Info e acquisto: https://www.mulino.it/isbn/9788815382719

Di seguito il commento di Alessandro Rosina LA CITTÀ È (ANCHE) DEI GIOVANI” su “CITTÀ BENE COMUNE“, prodotto dalla Casa della Cultura e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano.

Il volume Vite aperte al possibile. Un’indagine longitudinale qualitativa sulle realtà giovanili in Italia (il Mulino, 2025) offre un contributo empirico e teorico di grande rilievo. Curato da Carmen Leccardi, è parte della collana “Trasformazioni della società contemporanea”, promossa dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e si inscrive nella più ampia ricerca Italian Lives (Ita.li) sul mutamento dei corsi di vita in Italia. Da segnalare che nella stessa collana è contemporaneamente stato pubblicato La forza del destino. Origine sociale e opportunità di vita nell’Italia contemporanea” a cura di Mario Lucchini, Serafino Negretti, Maurizio Pisati che consente di approfondire alcuni temi qui considerati (oltre ad altri indagati) all’interno di una prospettiva quantitativa.

L’indagine qualitativa longitudinale coordinata da Leccardi – condotta assieme ad un team di colleghe con solido profilo scientifico – ha seguito per cinque anni (2018-2022) un gruppo di giovani tra i venti e i trent’anni. L’approccio metodologico rende visibile la complessità dei processi biografici: non semplicemente “percorsi di transizione all’età adulta”, ma configurazioni dinamiche e continuamente ridefinite nel tempo. La ricerca mette al centro non solo i percorsi individuali dei soggetti coinvolti, ma anche il modo in cui essi costruiscono senso, riformulano aspettative, riposizionano progetti di vita in relazione alle trasformazioni sociali che li attraversano. Nell’interpretazione dei risultati va però considerato che la progettazione dell’indagine non poteva prevedere l’impatto della pandemia. Inoltre, le persone intervistate tendono ad avere livelli di formazione maggiori rispetto alla condizione media dei coetanei.

Fatta salva questa premessa, le autrici dei singoli capitoli evidenziano come, nonostante le difficoltà strutturali — precarietà del mercato del lavoro, relazioni familiari complesse, transizioni non lineari — i giovani osservati mostrino una capacità non passiva ma riflessiva di fronte alle incertezze continuamente le loro strategie biografiche. I capitoli del volume, più nello specifico, affrontano dimensioni chiave dell’esperienza giovanile, offrendo una mappa interpretabile in relazione alle trasformazioni demografiche, sociali e culturali che interessano l’Italia contemporanea:

Il lavoro è analizzato non solo come oggetto di precarietà, ma come campo di significato in cui aspettative, progetti e frustrazioni si intrecciano. L’indagine mostra come le transizioni occupazionali siano spesso segnate da incongruenze contestuali, oscillazioni tra occupazione, formazione e disoccupazione. Il lavoro incide sulla costruzione identitaria, ma non la determina unilateralmente: i giovani rivendicano anche il controllo del proprio tempo come risorsa di autonomia e qualità di vita.

La famiglia e le relazioni intergenerazionali emergono come contesti di negoziazione costante, tra convivenza e gestione pacifica di conflitti, contribuendo a definire come i giovani articolano la propria autonomia in relazione alle reti di origine.

Scelte formative e mobilità geografica testimoniano come vincoli strutturali e strategie individuali si intreccino: le traiettorie formative sono spesso accompagnate da mobilità interregionale, che riflette le asimmetrie territoriali e le disuguaglianze di opportunità.

Le maglie dell’appartenenza mostrano come il senso di appartenenza alle comunità, ai luoghi e alle reti relazionali sia un processo negoziato e in evoluzione, segnato da conflitti e riconfigurazioni identitarie.

Un contributo significativo della ricerca riguarda le forme di partecipazione politica. Viene confermato e approfondito come i giovani articolino la propria partecipazione in modi che non sempre si riconoscono nei tradizionali indicatori di engagement politico. Alcune esperienze rivelano forme originali di impegno, altre una distanza critica dalle istituzioni, altre ancora riflessioni su ciò che la politica significa oggi a partire da sé. I vissuti di partecipazione/non partecipazione e interesse/non interesse non si esauriscono nella dicotomia convenzionale, ma si radicano in modi in cui i giovani interpretano la loro relazione con la società. In questo senso, l’indagine dialoga con discussioni più ampie sulla legittimità democratica delle giovani generazioni, sul fatto che esse possano contribuire non solo come oggetto di politiche pubbliche, ma come soggetti attivi che ridefiniscono i confini della cittadinanza e della rappresentanza.

Un capitolo, infine, affronta le forme di disagio nei vissuti giovanili, intese non come categorie patologiche, ma come manifestazioni delle tensioni tra aspettative, possibilità e condizioni strutturali. La ricerca mostra che la cosiddetta “stanchezza” dei giovani è spesso espressione di una contraddizione ambivalente tra desiderio di realizzazione e vincoli materiali, un fenomeno che può essere interpretato come parte integrante dei percorsi biografici piuttosto che come deviazione da un modello normativo di successo. E, tuttavia, la relazione tra difficoltà e potenzialità non si esaurisce nello scontro con vincoli: emerge una capacità di resilienza e di creatività, un modo di guardare al futuro con sguardo aperto e non timoroso pur nel riconoscimento delle condizioni sfavorevoli. In altre parole, i giovani non appaiono disorientati in modo passivo, ma vivono l’incertezza come elemento integrante delle loro traiettorie, provando a esplicitare e coltivare “aperture al possibile”.

In un contesto segnato da degiovanimento demografico, precarietà lavorativa, nuove forme di partecipazione e rinnovate traiettorie di mobilità, comprendere come i giovani costruiscono senso e progettualità non è solo utile: è condizione per ridefinire politiche pubbliche e relazioni sociali che non penalizzino le nuove generazioni, ma le includano come soggetti capaci di contribuire attivamente alla costruzione del futuro.

Alessandro Rosina

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