Rileggendo un “vecchio” documento dell’Unione Europea

L’altra sera mentre facevo ordine nella libreria del mio studio ho trovato la Carta Europea riveduta della partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale del 2003.
Mi sono soffermato a sfogliarla ed incuriosito mi sono poi seduto a leggere con attenzione quanto scritto.
Fin dal preambolo il documento evidenzia l’esigenza di una partecipazione alla vita democratica delle comunità, che significa “… avere il diritto, i mezzi, il luogo, la possibilità, e se del caso, il necessario sostegno per intervenire nelle decisioni, influenzarle ed impegnarsi in attività ed iniziative che possano costruire una società migliore” e prosegue “ Nel sostenere ed incoraggiare la partecipazione dei giovani, le autorità locali e regionali contribuiscono egualmente ad integrarli nella società, aiutandoli ad affrontare non solo le difficoltà e le pressioni che subiscono, ma anche le sfide di una società moderna in cui l’anonimato e l’individualismo sono spesso accentuati”.
E cosi apprendo che tre sono i principi su cui si basa la politica europea:
1. la partecipazione dei giovani deve inserirsi in una politica di sistema di partecipazione dei cittadini alla vita della comunità nella consapevolezza che il giovane non rappresenta una categoria a parte, ma una parte dell’intera comunità;
2. le azioni a favore della gioventù si devono sviluppare in maniera trasversale in tutti i settori della società e, pertanto, ogni ambito della programmazione deve avere una particolare attenzione al coinvolgimento del mondo giovanile;
3. la partecipazione riguarda tutti i giovani che a diverso titolo vivono nella comunità. E’ pertanto necessario prestare particolare attenzione alla promozione di tutte le forme di partecipazione alla vita della comunità da parte di giovani provenienti “dai ceti più svantaggiati della società o appartenenti a minoranze etniche, nazionali, sociali, sessuali, culturali, religiose e linguistiche”.
Il documento elenca poi una serie di ambiti di azione dove gli enti locali dovrebbero prestare attenzione:
a) le attività organizzate da mondi vitali della comunità nel campo dello sport, del tempo libero e della vita associativa, promosse da organizzazioni giovanili, gruppi di giovani, centri comunali o di quartiere che costituiscono dei pilastri della coesione sociale;
b) una politica per l’occupazione e per la lotta alla disoccupazione dei giovani in modo da garantire loro la valorizzazione dei talenti e delle competenze, un reddito adeguato alla qualità della vita del contesto in cui vivono, uno stimolo alla positività ed alla partecipazione attiva alla vita della comunità.
c) una politica dell’ambiente urbano, dell’habitat, dell’abitazione e dei trasporti basata sulla costruzione di aree meno compartimentali e più integrate atte a favorire la socializzazione e lo sviluppo di uno spazio pubblico di qualità. I giovani devono essere coinvolti per elaborare progetti di solidarietà intergenerazionale, di intercultura e di inclusione di stranieri ed immigrati, nella gestione di servizi di informazione, di accesso alla casa o alla mediazione domanda offerta di lavoro. L’ente pubblico deve, inoltre, garantire ai giovani condizioni specifiche per la mobilità specie nelle zone di periferia in modo da permettere la libera circolazione delle persone indipendentemente dalla loro condizione sociale ed economica;
d) una politica di formazione e di educazione che favorisca la partecipazione attraverso lo stimolo allo sviluppo della conoscenza come elemento che genera libertà e possibilità di comprendere le diverse opportunità, lo sviluppo della professionalità e del posizionamento nel mondo del lavoro, l’istruzione civica e politica per comprendere le dinamiche del contesto in cui si vive, l’organizzazione ed i ruoli delle istituzioni, il significato di una democrazia partecipata, lo sviluppo di apprendimenti attraverso il confronto internazionale e lo scambio di esperienze quali gemellaggi, gite scolastiche, accoglienza nelle famiglie …

e) una attenzione alla salute nella sua accezione più ampia, ai danni causati dal tabacco, dall’alcol e dalle diverse dipendenze da sostanze stupefacenti, dal gioco, dall’utilizzo irrazionale degli strumenti digitali.
f) una politica a favore dell’uguaglianza di genere, di lotta alla violenza ed alla delinquenza, alla discriminazione. Gli enti locali, nell’ambito delle loro competenze, devono favorire una politica formativa che favorisca la promozione dell’uguaglianza fra donne ed uomini, una cultura dell’accoglienza e della pacifica convivenza, mostrando attenzione alle situazioni di disagio che portano a violenza e verso i soggetti che rischiano di essere coinvolti in azioni di discriminazione
per ragioni etniche, razziali, religiose, sessuali o di handicap.
g) una politica di accesso alla cultura ed all’arte nelle loro forme molteplici ed evolutive. La partecipazione e la creatività giovanile nel campo artistico e culturale rappresentano, uno strumento strategico di assunzione della consapevolezza di essere parte di questo processo che si sviluppa nel tempo, li rende protagonisti generando motivazione e spirito di appartenenza e di integrazione sociale;
Infine, nell’ultima parte il documento indica fra gli strumenti per la partecipazione dei giovani:
a) la formazione alla partecipazione, allo sviluppo della professionalità, la preparazione di operatori competenti e motivati, l’assegnazione di spazi adeguati;
b) l’informazione come elemento chiave per la comprensione dei fenomeni e per la conoscenza delle opportunità attraverso l’attivazione di centri di informazione e consulenza con operatori adeguatamente preparati ed il rapporto con le istituzioni superiori e con altre realtà che si interessano al tema anche in altri contesti nazionali;
c) la partecipazione ai media come momento di espressione e di produzione di documentazione e di scambio di esperienze;
d) incoraggiare i giovani a dedicarsi al volontariato ed alla cittadinanza attiva e responsabile con campagne promozionali, la costituzione di centri per il supporto al volontariato anche giovanile, lo scambio di esperienze, il sostegno finanziario alle iniziative e) favorire la nascita e lo sviluppo di organizzazioni giovanili, che permettano di far sentire l’opinione dei giovani e di indicare esigenze e bisogni, investire risorse in questo comparto, promuovere piani
giovani di zona, favorire la partecipazione a progetti che coinvolgono più soggetti di zone diverse, creare sinergie con altre realtà anche non giovanili, ma legate a specifiche tematiche o iniziative.

La lettura è finita.
Sono passati quindici anni e vi è ancora molto da fare.
Purtroppo alle parole non sempre seguono le opere, anche se è vero che senza le parole le opere non nascono.
Il convegno di settembre potrebbe proprio partire da qui.

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