Pubblicato il numero zero di Giovani e comunità locali

Pubblicato il numero zero di Giovani e comunità locali. Per conoscere i contenuti della rivista e scaricarla gratuitamente vai qui .

La rivista si apre con l’editoriale del direttore responsabile Tiziano Salvaterra. Viene presentata una panoramica delle diverse ragioni che hanno portato all’ideazione e all’avvio del progetto Giovani e comunità locali.

Il primo articolo, ad opera di Carlo Buzzi, è di inquadramento generale rispetto alla questione giovanile in Italia. Scandito da otto parole chiave l’articolo delinea le principali problematiche che riguardano la popolazione giovanile nel suo insieme quali ad esempio la scarsa consistenza e visibilità, la progettualità limitata e la transizione difficile all’età adulta.

L’articolo di Arduino Salatin affronta il tema della “voice” dei giovani, ovvero della possibilità/capacità dei giovani di prendere posizione fino a influenzare determinate pratiche o determinate politiche, anzitutto quelle a loro stessi dedicate. Vengono quindi richiamate quali applicazioni del concetto di voice le prospettive del capability approach e dell’auto-organizzazione in cui la capacità di agency del soggetto è connessa alla possibilità di essere corresponsabile della definizione del processo formativo, di crescita e di socializzazione in cui è inserito.

L’articolo di Francesco Pisanu presenta il tema della malleabilità dei tratti caratteriali individuali, i quali, secondo le più recenti teorie, non sono esclusivamente determinati su base genetica ma possono in parte essere oggetto di apprendimento. Da qui la possibilità da parte della scuola di contribuire al potenziamento diretto o indiretto delle competenze non cognitive dei ragazzi, quali ad esempio la coscienziosità e la motivazione.

Paolo Tomasin ci accompagna nella bottega di S., atipico calzolaio trentenne, laurendo in lettere e filosofia, la cui bottega non è solo un negozio ma anche un salotto di casa, dove lo scambio non termina e non è solamente riparazione della calzatura/lavoro manuale ma anche incontro, rigenerazione di legame sociale. Il percorso, per lo più solitario, che porta S. ad aprire una bottega di questo tipo, in cui a fianco di scarpe e cinture ci sono fiori e libri, è tutt’altro che lineare eppure vi è una vocazione umanistica di fondo che sembra aver trovato nelle ritualità dell’artigianato la propria realizzazione.

Alberto Zanutto tenta invece di descrivere il difficoltoso percorso di costruzione dell’io che compiono i giovani in una realtà sociale che non è più quella di un tempo, ovvero scandita da tappe chiare, passaggi discreti e pochi modelli di riferimento. Se tale modello sociale generava delle identità preordinata e in parte eterodirette, l’avvento del precariato, la crescente instabilità coniugale e la crisi economica hanno aperto scenari di identità multiple, policentriche, o addirittura di non identità. Da qui la specificità dei contesti e saperi locali di conciliare locale e globale, molteplici possibilità e limitate risorse, sperimentazione e radicamento. Un ambiente cioè favorevole, forse più di altri, alla costruzione del proprio sé adulto.

In appendice sono raccolte le sintesi delle sessioni del primo seminario nazionale della rivista  “I giovani e la costruzione di voice. Partecipazione, futuro e identità” che si è tenuto in trentino il 5-6-7 settembre 2018.
Per ognuna delle quattro sessioni di lavoro – giovani e comunità locali, giovani e digitale, giovani e lavori. Giovani e apprendimento – è riportata la sintesi  finale redatta dai coordinatori e gli abstract presentati.

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