Giovani e Aree Interne: due importanti iniziative

Il dibattito sulle aree interne del Paese (sotto varie forme e con diverse denominazioni) non è cosa nuova è risale indietro nel tempo. La questione ha però trovato nuovo slancio a partire dal 2013, quando l’allora ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca ha voluto la «Strategia nazionale per le aree interne» (SNAI), un piano di interventi che mira alla riattivazione delle aree interne.
La SNAI ha classificato come «interne» quelle zone che si trovano relativamente distanti da servizi considerati essenziali quali quelli relativi alla mobilità, alla salute e all’istruzione. Il territorio nazionale è stato quindi mappato tramite l’individuazione di alcuni indicatori che hanno portato all’individuazione di 72 aree.
Si tratta di territori fragili, distanti dai centri principali di offerta dei servizi essenziali e troppo spesso abbandonati a loro stessi, che però coprono complessivamente il 60% dell’intera superficie del territorio nazionale, il 52% dei Comuni e il 22% della popolazione: di queste 72 aree selezionate dalla SNAI fanno parte infatti 1.077 Comuni per circa due milioni di abitanti.
La SNAI ha poi elaborato un quadro di interventi e di governance con l’obiettivo di contrastare il declino demografico ed economico di tali aree e di rilanciare il loro sviluppo, anche a partire dalla ricchezza di risorse ambientali e culturali che questi territori possono vantare.

All’interno della questione che ruota intorno alle aree interne vogliamo segnalare due iniziative importanti che hanno visto la luce nell’ultimo periodo.

 

Giovani Dentro
La prima iniziativa che vogliamo segnalare riguarda la ricerca «Giovani Dentro» condotta dall’ottobre 2020 al luglio 2021 dall’associazione Riabitare l’Italia, una ricerca che ha interrogato circa 3.300 giovani ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 e i 39 anni che vive o proviene dalle aree interne italiane.
La ricerca si è posta lo scopo di comprendere e approfondire le motivazioni che spingono i giovani ad abitare o lasciare questi territori, individuarne i bisogni e le opportunità in termini di vita economica e sociale, tracciare possibili azioni concrete per supportare la formazione di qualità e l’avvio di attività imprenditoriali nelle aree interne da parte di questi stessi soggetti.

«L’immagine emersa dai principali risultati della ricerca – leggiamo nel report – segna un vero e proprio cambio di prospettiva, una inversione dello sguardo su questi territori e sui loro giovani abitanti: da una parte, rispetto all’immaginario legato alle giovani generazioni, dall’altra relativamente a territori che comunemente sono stati concepiti come luoghi marginali, in via di spopolamento, con conseguente rarefazione sociale, economica, culturale. I/le partecipanti alla ricerca li hanno descritti, invece, come spazi capaci di accogliere e di offrire uno stile di vita semplice, a contatto con la natura e con la comunità. Proprio questi sono alcuni dei motivi a cui i/le partecipanti riconducono la propria intenzione di rimanere a vivere o di ritornare in questi territori».

Tra i dati della ricerca spicca la percentuale (67%) di coloro che sono orientati a rimanere nelle aree interne in cui già risiede. Tra le motivazioni che stanno alla base di una tale scelta ci sono, come abbiamo visto, il forte legame con la comunità, la possibilità di contatti sociali più gratificanti e la migliore qualità della vita: «Una nuova sensibilità che è caratterizzata da una forte centralità dell’aspetto sociale e relazionale, a fronte di una minor importanza attribuita, specie dai giovani, alla mera ricerca di un profitto».

«Giovani Dentro» non si è limitata a un’analisi dei dati, ma ha cercato anche di delineare delle possibili azioni di intervento sul fronte della formazione specifica e dell’accompagnamento all’impresa a sostegno di chi vuole «restare».

Per quanto riguarda la formazione i principali assi di intervento individuati riguardano:
– l’orientamento alla formazione specifica place-based e tecnico-scientifica, in grado di cogliere le vocazioni territoriali
– lo sviluppo di percorsi di connessione formazione-lavoro che tengano conto delle specificità territoriali
– il supporto alla riconversione e all’indirizzo sul territorio delle competenze pregresse dei giovani.

Dal lato del lavoro e dell’attività d’impresa sono state invece sottolineate le seguenti tre direttive di azione:
– supporto e accompagnamento all’avvio di impresa, con l’attivazione di forme di credito agevolato/microcredito e con l’accompagnamento nel tempo dei progetti avviati
– favorire l’accesso alla terra e ai beni rurali
– supporto alla genitorialità e alla famiglia, con particolare attenzione alla conciliazione vita/lavoro per le giovani donne.

«L’Associazione Riabitare l’Italia – si legge nelle ultime pagine della ricerca – continuerà a spendersi per favorire nelle pratiche concrete e nella ricerca applicata quella inversione dello sguardo sulle aree interne di cui si fa promotrice fin dalla sua fondazione».

 

15 proposte per il futuro delle aree interne
La seconda iniziativa di cui vogliamo dare conto riguarda il percorso che ha portato alla pubblicazione del documento 15 proposte per il futuro delle aree interne, di cui ripercorriamo brevemente le tappe avvalendoci dell’interessante articolo di Sara Donati apparso sul sito L’Italia che cambia.

Una prima fase di lavoro ha visto il team di Officine Coesione lavorare per il lancio di Officina Giovani Aree Interne. Officina Giovani è stata presentata a dicembre 2020, occasione nella quale Officine Coesione ha lanciato una call pubblica a cui hanno risposto 400 soggetti under 40 coinvolti nella vita delle Aree Interne – studenti, associazioni, operatori locali, imprenditori, amministratori, ricercatori – interessati ad aderire al progetto Officina Giovani.
Nella seconda fase del percorso, con una consultazione online, ai 400 soggetti è stato sottoposto un questionario tramite il quale hanno potuto avanzare delle proposte che hanno poi portato a individuare una lista di priorità riconosciute come più urgenti sui diversi territori. Grazie a questi contributi è stato presentato ad aprile 2021 un documento che è servito come quadro per la prosecuzione dei lavori.
La terza fase si è concretizzata in quattro giornate di confronto online (tra giugno e luglio 2021) durante le quali i 400 ragazzi hanno affrontato diversi temi fra cui quelli dello sviluppo sostenibile, della cultura, del turismo, della formazione, dell’imprenditoria e della partecipazione pubblica e dei beni comuni.

Officine Coesione ha poi rielaborato e integrato le sollecitazioni emerse da queste tre fasi di lavoro congiunto nel documento 15 proposte per il futuro delle aree interne. Il documento individua 15 problemi (dalla partecipazione all’animazione territoriale, dalla casa al lavoro, ecc.), per ognuno dei quali viene avanzata una proposta di intervento e vengono individuati gli strumenti attraverso i quali agire.

Il lavoro portato avanti da Officina Giovani non si ritiene però esaurito. Ora la palla passa alle amministrazioni locali che dovranno farsi carico delle sollecitazioni emerse, per cercare di concretizzare – secondo le specificità locali delle singole aree interne – le proposte che sono state avanzate da questo percorso collettivo.

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