Diventare ciò che si è: annotazioni al confine tra individualizzazione e decostruzione del discorso pubblico sui giovani

di Alberto Zanutto

In questo periodo molte manifestazioni sono destinate a celebrare il giorno della memoria che ci permette di riconnetterci con quella terribile esperienza della shoah. Allo stesso tempo le cronache riportano eventi che rispondono alla spinta revisionista che non appare affatto esaurita. Questo contrasto può aiutare a fare luce su un processo molto spesso affrontato con categorie filosofiche e in fondo descritto anche da molte ricerche sociologiche che riguardano i giovani. Come possiamo aiutare i giovani a diventare se stessi? E come possiamo prendere coscienza di questo processo che ha bisogno di un lavoro incessante sull’individualizzazione delle persone e allo stesso tempo sull’elaborazione di progetti di crescita che permettano a queste individualizzazioni di diventare soggettività, cioè spazio per una coscienza di se dialettica, e quindi trovare una destinazione in questo tempo e in questo spazio che determina il presente. Ma anche questa non può essere l’unica meta. Serve poi una competenza di contro-soggettivizzazione, cioè di riduzione della propria unicità, per includere “gli altri” e “il contesto” che consentono di procedere con un “proprio” progetto di vita. Partendo da una serie di spunti di riflessione si proverà a suggerire un percorso che possa aprire ad ulteriori approfondimenti.

*Il presente articolo è stato scritto tra gennaio e febbraio 2020.

 

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