Social Innovation: 10 idee per i giovani

Social innovation per i giovani: dieci idee per le nuove generazioni

La Strategia dell’UE per la gioventù 2019-2027 identifica la partecipazione come uno dei principi guida che «dovrebbero essere applicati in tutte le politiche e attività riguardanti i giovani». Nel merito, si sottolinea quanto segue: «riconoscendo che tutti i giovani costituiscono una risorsa per la società, tutte le politiche e attività riguardanti i giovani dovrebbero difendere il loro diritto a partecipare all’elaborazione, all’attuazione e al follow-up delle politiche che incidono su di loro attraverso una partecipazione significativa dei giovani e delle organizzazioni giovanili. In tale contesto, le politiche dovrebbero essere sviluppate tenendo conto dei cambiamenti apportati dalla comunicazione digitale, che incidono sulla partecipazione democratica e civica».

Ipotesi: i giovani sono i principali agenti di sviluppo economico, di cambiamento sociale e di innovazione, ne sono “portatori sani”, gli utilizzatori che domandano “contemporaneità” e richiamano costantemente al presente – anticipando scelte ed esperienze con una precocità importante – per avere occasioni di sperimentazione oggi, non domani (che sarà invece dei loro figli…).

I giovani hanno un prezioso contributo da apportare allo sviluppo della società. Il loro coinvolgimento nella ricerca di risposte ai problemi e alle sfide della società è essenziale al fine di consentire a tutti i giovani di trarre pieno vantaggio dalle loro capacità e trovare soluzioni funzionali, significative e sostenibili. Inoltre una maggiore partecipazione dei giovani può contribuire allo sviluppo sociale, politico, culturale ed economico.

Contemporaneamente i giovani sono diventati una minoranza sociale, riemerge il tema della povertà minorile, della carenza di opportunità, così come quello dell’inadeguatezza di risposte da parte delle istituzioni, a partire da una scuola che non forma più per il lavoro. Una distanza che pone la questione, sempre più importante, dell’emigrazione dei giovani.

Da qui le 10 idee per i giovani – nate da confronti con tantissimi operatori, giovani e policy makers – che si vogliono “condividere per crescere”. A queste idee (che possono servire semplicemente da ispirazione) se ne possono aggiungere tante altre e così via…

Avanti!

 

Giovanni Campagnoli

Dieci idee di innovazione sociale nel lavoro con e per i giovani

1.

Diffondere sui territori il maggior numero possibile di spazi giovanili, riusando i luoghi che già esistono, aprendo le scuole ai territori… Non altre opere pubbliche, ma “public house”, in grado anche di generare risorse sulla base di modelli economici ibridi, ma sostenibili. Una buona pratica? SmartLab a Rovereto, lo spazio giovani aperto nel 2013. E a Monza, una co-progettazione di PA e territorio. E’ importante prevedere percorsi di animazione per queste azioni di riuso, basate sulla “progettazione partecipata”, che permettano anche l’individuazione di un soggetto gestore ed un accompagnamento alle fasi iniziali. 

2.

Ascoltare i giovani e coinvolgerli sulle scelte che li riguardano I giovani sono poco interessati alle forme tradizionali di partecipazione: vanno allora prima di tutto ascoltati ed interpellati là dove sono (quindi anche su internet e sui social network). Ciò per poi portare loro le informazioni su argomenti su cui è importante che si esprimano, riconoscendo loro questo diritto. Da qui, attivarsi per disporre di una funzione di ascolto attivo dell’universo giovanile, attraverso smart phone, con APP e messaggistica. Saranno poi i ragazzi e le ragazze a decidere se attivarsi o meno e richiedere le informazioni che individuano come rilevanti, sempre con la possibilità di un “coinvolgimento dal vivo”.  

3.

L’obiettivo della Strategia dell’Unione europea per la gioventù 2019-2027 è incoraggiare «la partecipazione dei giovani alla vita democratica», cui si associa la volontà di sostenerne «l’impegno sociale e civico» e di «garantire che tutti i giovani dispongano delle risorse necessarie per prendere parte alla società». Non è vero che i giovani non partecipano: lo fanno però su canali, piattaforme, modalità diverse da quelle utilizzate fino al secolo scorso… Forum, Consulte, ecc., hanno oggi meno appeal, mentre forme di espressività giovanile (anche digitale), social network, protagonismo (anche legato all’arte o a rappresentazioni di sè), rigenerazione urbana, sono canali con più appeal. In questa direzione, è importante ricordare che  l’attuale trio di Presidenze Tedesca – Portoghese- Slovena (1 luglio 2020- 31 dicembre 2021) ha posto al centro della propria azione lo Youth Goal N. 9 “Spazio e Partecipazione per tutti”, mirato a rafforzare la partecipazione democratica, l’autonomia e a fornire spazi dedicati ai giovani in tutti i settori della società.

Una best practice: il programma di politiche giovanili locali della Regione Puglia attivato nel 2020, vedi qui.

4.

Promuovere percorsi di animazione socio educativa, volontariato, servizio civile e mobilità all’estero. Come indicato nella Risoluzione del Consiglio Europeo sulla Agenda europea per l’animazione socioeducativa, vanno promossi questi percorsi di youth work, fondati su un processo di “apprendimento non formale e informale” e sulla partecipazione volontaria. L’animazione socioeducativa impegna i giovani in un periodo di sviluppo significativo della loro vita e si colloca pertanto in una posizione ideale per rafforzare lo sviluppo (in termini personali, sociali, di istruzione e formazione e professionali), il benessere e l’inclusione sociale dei giovani. Qui qualche idea di progetto da sviluppare.

5.

Promuovere per i giovani, l’apprendimento di competenze chiave spendibili sul mercato del lavoro, insieme ad azioni serie di “orientamento alla vita”. Secondo la U.E., l’apprendimento delle otto competenze chiave avviene in contesti informali e non formali, quindi al di fuori della scuola (v. figura).

Di conseguenza anche la Scuola dovrebbe adeguare l’apprendimento a ciò e funzionali sono le sperimentazioni delle Scuole aperte di Stefano Boeri a Tirana, la diffusione dei Fab LAB, i centri giovani (v. punto 1). Vanno quindi promosse tutte le possibili alleanza tra Extra Scuola e Scuola, che è il presidio dello Stato più capillarmente diffuso sul territorio.

Da qui il senso delle politiche giovanili: promuovere attività di “educazione non formale” basate sulla partecipazione volontaria dei giovani. In questo modo lo youth work può contribuire – ed in modo molto efficace – allo sviluppo dell’autonomia, della responsabilizzazione e dello spirito imprenditoriale, della creatività, della consapevolezza culturale e sociale, e dell’innovazione dei giovani, della partecipazione sociale, dell’impegno volontario, della cittadinanza attiva, dell’inclusione (v. punto 4).

Una buona pratica: wedoFabLab

6.

Investire sulla formazione per una animazione socio educativa di qualità, verso una Youth Work School. Vanno incentivate professionalità in grado di lavorare con e per i giovani, operatori che sappiano ascoltare e stare con i ragazzi quotidianamente. Per questo, la UE, fin dal Trattato istitutivo di Maastricht nel 1992 ha definito lo “youth work”, come il lavoro nei club giovanili, nei movimenti giovanili, il “lavoro in strada”, in progetti per sviluppare cittadinanza, integrazione, solidarietà tra i giovani ecc., cioè tutto ciò che avviene al di fuori da quanto è coperto dalle altre politiche come quelle relative all’occupazione, all’integrazione sociale e all’istruzione.

Obiettivo della U.E. è incentivare lo youth work (o “animazione socioeducativa) anche in termini formativi. 

Una best practice è stato il corso promosso dalla Regione Puglia, mentre un progetto è quello di costituire in Italia una Youth Work School.

7.

Promuovere – insieme a Garanzia Giovani – una cultura dell’imprenditività, start up ed incubatori. Secondo la U.E: è necessario sostenere la formazione all’imprenditorialità, stimolare l’istruzione formale e l’apprendimento non formale a sostegno dell’innovazione, della creatività. Vanno anche incrementati i fondi per l’avvio di imprese ed i programmi di tutoraggio, va incoraggiato il riconoscimento delle imprese create dagli studenti («junior enterprise»). Inoltre va facilitato e sostenuto lo sviluppo del talento e delle capacità imprenditoriali dei giovani al fine di potenziarne l’occupabilità e le opportunità lavorative future, prendendo anche in considerazione le esigenze specifiche delle piccole e microimprese culturali e creative, nonché l’importanza di sostenere tali imprese, in particolare quelle di nuova istituzione e quelle guidate da giovani imprenditori. Una best practice è jaitalia

8.

Accompagnare e promuovere le azioni a favore dei giovani con strutture e servizi ad hoc: L’animazione socioeducativa implica la collaborazione delle organizzazioni giovanili, dei servizi per la gioventù e degli operatori socioeducativi con i soggetti interessati competenti al fine di pianificare e porre in atto attività e programmi che siano pertinenti e rispondano agli interessi, alle esigenze e alle esperienze dei giovani e che si fondino su elementi concreti e che siano incentrati sui risultati. Le politiche giovanili sono politiche si sviluppo locale con i giovani, anzi grazie ai giovani.

9.

Promuovere la mobilità giovanile in Europa La U.E. ancora prima del Trattato di Maastricht (1992), ha promosso il Programma “Gioventù per l’Europa”, a partire dal 1989, insieme ad Erasmus, proprio per educare le future generazioni all’idea di appartenenza a quella che sarà poi chiamata appunto Unione Europea. Dopo altri sei anni sono seguiti i programmi Leonardo, Socrate e Servizio Volontario Europeo.

Oggi il programma Erasmus+ continua questa tradizione di scambi di giovani in Europa ed è uno strumento utilissimo di apprendimento di competenze, tanto che vengono certificate ai ragazzi che partecipano a queste attività.

10.

Promuovere la disponibilità di case e residenze da parte di Comuni italiani all’estero, da mettere a disposizione ai giovani per permettere loro esperienze di mobilità. 

Oltre al programma Erasmus+, sono necessari anche altri nuovi strumenti per incentivare la mobilità europea dei giovani. Tra questi, vi è quello legato all’acquisto o permuta di immobili da parte di Comuni europei per farne residenze artistiche, studentesche, giovanili. Infatti molti Comuni hanno immobili spesso vuoti, con costi di gestione/manutenzione considerevoli. Tra le alternative da prendere in considerazione vi è anche quella di fare una permuta con strutture analoghe in altri Comuni esteri, oppure di una vendita finalizzata all’acquisto o affitto di un immobile in una città straniera, ai fini di cui sopra. Se 50 anni fa i Comuni ricercavano le “colonie” per i giovani, oggi i nuovi bisogni sono quelli di accedere ad esperienze internazionali sulla base di costi più contenuti.

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