È tempo di cambiare strategia sui giovani

Giovedì 21 aprile l’Istat ha presentato il nono Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (BES).

Il progetto Bes nasce nel 2010 per misurare il Benessere equo e sostenibile, con l’obiettivo di valutare il progresso della società non soltanto dal punto di vista economico, ma anche sociale e ambientale. A tal fine, i tradizionali indicatori economici, primo fra tutti il Pil, sono stati integrati con misure sulla qualità della vita delle persone e sull’ambiente.
A partire dal 2016 agli indicatori e alle analisi sul benessere si affiancano gli indicatori per il monitoraggio degli obiettivi dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile, i Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite, scelti dalla comunità globale grazie a un accordo politico tra i diversi attori, per rappresentare i propri valori, priorità e obiettivi.

Il Rapporto Bes 2021 fornisce un quadro complessivo dei due anni di pandemia in Italia – il 2020, anno dello shock causato dall’emergenza sanitaria, e il 2021, anno della ripresa di PIL e occupazione – attraverso i dodici domini del benessere analizzati nella loro evoluzione e nelle differenze tra i gruppi di popolazione e i territori.

In particolare – per quello che a noi più sta a cuore – Gian Carlo Blangiardo, presidente dell’Inps, ha messo in evidenza come «le politiche giovanili, nel nostro Paese che invecchia, hanno di rado ricevuto attenzione prioritaria e risorse adeguate. Il quadro fornito dagli indicatori del Bes suggerisce che è tempo di cambiare strategia. Fuori da ogni retorica, si può dire che le politiche per il benessere dei giovani siano, oggi più che mai, politiche per il benessere del Paese tutto intero. Gli interventi da mettere in atto non possono, per definizione, essere emergenziali, ma devono, al contrario, ricostruire le basi strutturali del benessere dei giovani».

Sono stati infatti i bambini, gli adolescenti e i giovanissimi a pagare un altissimo tributo alla pandemia e alle restrizioni imposte dalle misure di contrasto ai contagi.

Le condizioni di benessere psicologico dei ragazzi di 14-19 anni, nel 2021, sono peggiorate. Il punteggio di questa fascia di età (misurato su una scala in centesimi) è sceso a 66,6 per le ragazze (-4,6 punti rispetto al 2020) e 74,1 per i ragazzi (-2,4 punti rispetto al 2020).
Negli anni di pandemia sono proprio i giovani tra 14 e 19 anni gli unici ad aver conosciuto un deterioramento significativo della soddisfazione per la vita, con la percentuale di molto soddisfatti che è passata dal 56,9% del 2019 al 52,3% del 2021: si tratta di circa 220 mila ragazzi tra i 14 e i 19 anni che si dichiarano insoddisfatti della propria vita e che si trovano, allo stesso tempo, in una condizione di scarso benessere psicologico.

Tra i giovani, per i quali le relazioni tra pari sono della massima importanza per uno sviluppo armonico, è diminuita in modo tangibile anche la soddisfazione per le relazioni con gli amici. La quota dei ragazzi di 14-19 anni molto soddisfatti ha perso, in due anni, 6,5 punti. Tra il 2019 e il 2021, la percentuale di giovani di 14-24 anni che dichiarano di incontrarsi con gli amici almeno una volta a settimana è crollata dall’89,8% al 73,8%.

Le ridotte possibilità di frequentare i compagni di studi dovute all’alternanza della didattica in presenza e a distanza per buona parte dell’anno scolastico o accademico, le limitazioni nella possibilità di praticare attività sportive e ricreative hanno contribuito a una sorta di desertificazione degli affetti, che ha eroso le basi della soddisfazione dei giovani.

Tra il 2019 e il 2021, anche la partecipazione sociale diminuisce molto nella fascia 14-24 anni, di circa 11 punti.

Se nel 2019 in Italia il tasso di occupazione dei giovani di 25-34 anni continuava a rimanere il più basso di tutti i Paesi europei, con l’arrivo della pandemia la situazione lavorativa dei giovani si è ulteriormente deteriorata, soprattutto per le donne, il cui tasso di occupazione ha subito le perdite maggiori.

Un altro fattore di criticità è rappresentato dall’elevato numero di abbandoni precoci: la quota dei giovani 18-24enni che escono dal sistema di istruzione e formazione senza aver conseguito un diploma o una qualifica (Early Leavers from Education and Training, ELET) nel 2021 in Italia è del 12,7%, un valore più elevato di quello fissato come limite massimo in sede europea (10%).

Ai giovani più istruiti e qualificati l’Italia inoltre non offre ancora opportunità adeguate. E così, nonostante le limitazioni alla mobilità imposte durante la pandemia e l’incertezza che ha caratterizzato il 2020, le emigrazioni all’estero dei giovani laureati italiani si sono intensificate rispetto al 2019. Le direttrici principali dei flussi di giovani laureati continuano ad essere verso l’estero e dal Mezzogiorno al Centro-Nord. In particolare, il Mezzogiorno, soltanto nel corso del 2020, ha perso 21.782 giovani laureati.

Accanto a un serio investimento nell’intero sistema scolastico e universitario – sostiene Blanciardo – è certamente indispensabile agire al fine di sostenere e potenziare le reti di servizi territoriali per la cultura, lo sport e il tempo libero da vivere nella dimensione della socialità e della condivisione delle responsabilità civili. E il nodo dell’occupazione, soprattutto delle giovani donne, non è più rinviabile.

Fonte: Rapporto Bes 2021. Presentazione del presidente

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